Il Tirreno

Pisa

Cnr, Picano torna dal Kazakistan

di Gianluca Campanella
Cnr, Picano torna dal Kazakistan

Lascia una cattedra prestigiosa per chiarire la sua posizione: rimarrà in aspettativa e senza stipendio

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PISA. Eugenio Picano lascia il Kazakistan e torna a Pisa. L’ex direttore di Ifc (l’Istituto di fisiologia clinica del Cnr in cui si è verificato un buco di almeno 3,4 milioni di euro) dal 9 gennaio di quest’anno era professore ordinario di medicina all’estero. Un incarico di tre anni, rinnovabile, al quale era arrivato vincendo una selezione internazionale cominciata a giugno 2014, cioè due mesi dopo la fine del suo mandato a Ifc (avvenuta il 30 aprile) e molto prima che si scoprisse il buco. Per quest’ultimo è indagato al momento solo Marco Borbotti, ex responsabile dell’Ufficio entrate di Ifc.

I motivi. Perché il docente lascia la cattedra asiatica dopo soli due mesi? Chi ha parlato con lui lo ha sentito molto amareggiato per le ricostruzioni a volte caricaturali che si stanno facendo della vicenda, ma determinato a ristabilire la sua verità. Picano, che per il momento non ritiene opportuno rilasciare dichiarazioni, ha preso questa decisione per tutelare la sua onorabilità e quella dell’istituzione scientifica che lo aveva scelto l’estate scorsa. Gli amici che gli sono rimasti vicino proseguono: l’ex direttore di Ifc ritiene che la situazione creatasi intorno alle ricostruzioni mediatiche deformate sia incompatibile con gli standard di reputazione e dignità richiesti per proseguire una prestigiosa posizione all’estero.

Cosa lascia. Essere professore universitario a certi livelli comporta discrete soddisfazioni economiche e possibilità di studiare e fare ricerca, abbinata a un’eccellente clinica, che è l’obiettivo di ogni persona inserita nel sistema accademico. Picano ha chiesto di rientrare senza un incarico ufficiale, in aspettativa al Cnr, ma a stipendio zero: un danno economico e professionale notevole. Eppure al momento le sue priorità sono altre. Non si sa se le voci che girano a Pisa gli siano arrivate laggiù, ma qualcuno al Cnr malignava: il Kazakistan non ha ancora un trattato di estradizione con il nostro Stato; vedrete che non ritornerà.

La sua verità. Picano torna per difendersi nelle sedi opportune; e finora gli unici ad avergli mosso rilievi formali sono i vertici del Cnr nazionale, che lo hanno messo sotto procedimento disciplinare interno per «non aver vigilato sul corretto funzionamento delle attività gestionali e contabili riconducibili alla segreteria amministrativa». L’ex direttore si è presentato il 30 dicembre scorso a un audit del Cnr di Roma, assistito dal suo legale. Ed è un fatto che della sua memoria difensiva nulla sia trapelato; mentre da quasi tre settimane si sa tutto del verbale del consiglio d’istituto del 22 dicembre, quello che doveva restare secretato. Ebbene in quelle pagine, che hanno dato il via all’inchiesta, si prendono per buoni gli addebiti contestati a Picano, riportandoli dalla lettera di avvio del procedimento, partita il 19 novembre precedente. Poche ore dopo la pubblicazione del verbale, si è ovviamente scatenata la tempesta mediatica.

Punti oscuri. Scavando oltre la superficie, la vicenda va inquadrata in contorni più ampi. In particolare, è un fatto che la lettera al Cnr di Roma, protocollo n. 9529 del 19/11/2014, spedita dall’Ifc, riporti solo quattro documenti sull’organizzazione degli uffici: mancano il protocollo 748 del 09/02/2010 e il protocollo 6443 del 12/09/2013 che mostrano come le funzioni dell’Ufficio entrate sono incardinate all’interno della segreteria amministrativa. Senza quei due provvedimenti, invece, è facile sostenere che l’Ufficio entrate è «alle dirette dipendenze del direttore dell’istituto», come verbalizzato dal neo direttore di Ifc, Giorgio Iervasi, nel documento di dicembre. È un altro fatto che quel verbale parli di 9,6 milioni di debito, senza distinguere buco attribuito a Borbotti e residuo del debito ereditato da Ifc nel 2008.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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