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Pisa

Avvistamenti in strada, bugie e passi falsi

Avvistamenti in strada, bugie e passi falsi

Contro l’imputato le versioni di quattro testi guidati da Gozi: era in via Gigli e litigava con una donna

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PISA. Lo accusano in quattro. Con versioni a volte sovrapponibili e, quindi, per la Procura concordanti, ma non sempre univoche.

Tasselli da mettere insieme per comporre un quadro d’accusa sufficiente per chiedere un rinvio a giudizio. Se saranno solidi anche per celebrare un processo lo deciderà il gup Giuseppe Laghezza.

Per la Procura Antonio Logli viene smentito quando dice di essere rimasto sempre a letto la notte del 13 gennaio 2012.

Gozi accusatore. Il fulcro dell’accusa resta Loris Gozi, il giostraio che dopo nove mesi dal fatto andò dai carabinieri dicendo di aver visto, proprio la notte della scomparsa di Roberta, il marito Antonio Logli litigare con qualcuno in via Gigli dove lui abita.

Una versione che contrasta con quella del marito della donna sparita che fin dall'inizio ha sostenuto di non essersi «mai mosso da casa e di aver scoperto l'assenza della moglie solo il mattino seguente».

Tre testi. I tre che, in modo indiretto, danno forza a Gozi sono Margherita Latona, ex collaboratrice domestica della famiglia Logli, Silvana Piampiani, una vicina di casa che vive in via Gigli e Filippo Campisi, vigile del fuoco. Piampiani e Campisi tre hanno riferito ai carabinieri di aver incrociato l’imputato in via Gigli intorno alle una di notte.

Latona dice di aver visto l’auto di Logli verso le 00,30 rivolta verso il cancello - posizione insolita - e poi il lunedì pomeriggio 15 gennaio lo stesso Antonio pulire con grande impegno l’aia davanti alla porta di casa. Poche ore prima l’amante e baby sitter, Sara Calzolaio era andata dai carabinieri per informarli della relazione con Logli.

Campisi ha fatto mettere a verbale di aver sentito anche un urlo di donna.

Tutto questo si aggiunge ai risultati dei test a cui sono stati sottoposti i cani molecolari che «hanno fiutato la presenza di Roberta tra la sua abitazione e un punto preciso di via Gigli nei pressi della ferrovia».

Le mosse dell’imputato. Poi, secondo i carabinieri c'è anche la scarsa collaborazione dell'indagato fin dalle prime ore successive alla scomparsa della moglie.

È lui alle 7.30 ad avvertire la sua amante, e attuale compagna Sara Calzolaio, usando i cellulari che la giovane poco dopo getterà via proprio su ordine di Logli che - particolare mai chiarito - va subito alla Geste e viene visto da due colleghi. I carabinieri riescono a trovare i due telefonini prima che finiscano in discarica.

L'altro elemento è che dopo qualche settimana Sara va a vivere in casa con Antonio passando dal ruolo di segretario e baby sitter a quella di compagna di Logli e quasi mamma per i due figli minori. Una mossa che per la Procura va letta in un senso: l'indagato sa bene che la moglie non tornerà mai più perché l'ha uccisa.

E poi c’è il racconto della prostituta che nell’estate 2011 riceve Logli nel suo appartamento e alla quale l’imputato confida di essere in crisi con la moglie, ma di non volersi separare per gli effetti del divorzio sul patrimonio di famiglia.

La foto del giorno dopo. Non secondario è l'altro architrave dell'accusa, quello che vedrebbe Logli, il giorno dopo la scomparsa della moglie, presentarsi solo da Gozi per mostrargli una vecchia foto della moglie.

Per la Procura è un gesto che serve all'indagato per capire quanto è stato in grado di memorizzare il testimone in via Gigli la notte della sparizione.

La simulazione. Infine, c'è l'intercettazione ambientale attraverso il gps sull'auto di Logli che rivela la simulazione in via Gigli compiuta insieme al collaboratore dell'autoscuola di famiglia.

Una sorta di strategia per "misurare" che cosa possa aver visto quella notte Gozi. E lui si tradisce, per la Procura, collocandosi nel punto esatto indicato dal suo accusatore.

Quando, invece, su stampa e tv il presunto avvistamento veniva indicato inizialmente in via Dini.

Per gli inquirenti significa che Logli era in via Gigli e mente quando sostiene di essere rimasto sempre a letto.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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