Il Tirreno

Pisa

Cnr, mutuo di Fisiologia per la Monasterio

Gianluca Campanella
Cnr, mutuo di Fisiologia per la Monasterio

Non solo il buco di bilancio: il ministero si era occupato anche della scissione tra istituto e fondazione

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PISA. Anche il Mef, ministero dell’Economia, nell’estate 2010 si era occupato dello strano caso della Ftgm, Fondazione Toscana Gabriele Monasterio, che ieri Il Tirreno ha accennato, prendendo spunto dalla lettera di 46 tra primari e ricercatori a sostegno di Eugenio Picano. Nel documento di solidarietà all’ex direttore di Ifc (l’Istituto di fisiologia clinica del Cnr nella bufera per un buco di almeno 3,4 milioni) i firmatari scrivono: «L’Istituto è impoverito dalla perdita della clinica». Si riferiscono alla scissione di Creas-Ifc che il primo novembre 2007 con una convenzione tra Cnr e Regione Toscana si divide in due: Ifc per la ricerca e Ftgm per l’aspetto clinico. L’impoverimento è doppio: culturale per gli addetti ai lavori, ma soprattutto impoverimento economico per la Ifc, che eredita i debiti (40 milioni), mentre la seconda si è presa i macchinari.

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Il Mef nel 2010 scopre, tra l’altro, un mutuo decennale di 815.000 euro per l’acquisto di macchinari chiedendo conto della «mancata regolamentazione della gestione dei beni mobili» condivisi; ed evidenzia la «necessità di pervenire alla ricognizione dei beni stessi (…) e alla distribuzione degli oneri». A proposito di debiti, Cnr si fa scudo di una doppia lettera di Enrico Rossi (del 2007 come assessore regionale alla sanità; del 2010 come governatore) e risponde al Mef che sono crediti esigibilissimi; inoltre il Consiglio nazionale delle ricerche scrive che il «ritardato introito è dipeso soprattutto da problemi amministrativi conseguenti al passaggio delle attività sanitarie da Ifc a Ftgm». Invece, nel merito delle strumentazioni mediche, il Cnr si rifà allo statuto della Fondazione e alla «stipulanda convenzione» che nel 2010 sta riscrivendo con la Regione; in quel testo «si dispone che Ifc ceda a Ftgm i beni mobili connessi con le attività cliniche». Infine il ministero rileva anche «illegittimità ed irregolarità in materia di gestione del personale» chiedendo perché «oltre 50 unità prestino la propria attività a tempo pieno e indeterminato presso Ftgm senza essere comandato».

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Il Cnr difende la posizione amministrativa e conclude che «le criticità mosse dagli ispettori sono in via di risoluzione». Ma sancisce che il personale «sarebbe professionalmente dimezzato dalla perdita dell’accesso clinico»: quindi è opportuno lo scambio di professionalità, dato che «nella ricerca biomedica l’attività scientifica è strettamente e inestricabilmente connessa e integrata con l’attività clinica». Insomma, il conferimento dei beni per decine di milioni avviene a patto che Ifc ne mantenga l’uso; ma di fatto questo si perde perché delle 60 unità di personale Ifc coinvolte in attività clinica nel 2008, ne rimangono solo 6 nel 2014: e Ifc perde qualunque possibilità di ricerca autonoma in casa sua.

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