Sicurezza
Lettera a sostegno dell’ex direttore bacchettato dal Cnr
Il documento: certi racconti fanno sembrare tutti colpevoli Il ruolo della Fondazione Monasterio e i debiti in eredità
PISA. Quarantasei tra primari, ricercatori e dirigenti sanitari di tutta Italia scrivono una lettera a sostegno di Eugenio Picano, fino al 30 aprile 2014 direttore di Ifc, l’Istituto di fisiologia clinica del Cnr nella bufera per il buco di almeno 3,4 milioni accumulato nei bilanci degli ultimi anni.
Il documento nasce da un bisogno: «È necessario riaffermare alcune verità. La confusa narrazione degli eventi fa sembrare tutti colpevoli», scrivono gli “addetti ai lavori”, per la prima volta da quando è scoppiato lo scandalo.
Di certo finora c’è solo che Marco Borbotti, il responsabile dell’ufficio entrate, è indagato per truffa. E che Picano è oggetto di un procedimento disciplinare interno per «non aver vigilato sul corretto funzionamento delle attività gestionali e contabili riconducibili alla segreteria amministrativa»; l’ex direttore si è presentato il 30 dicembre scorso a un audit del Cnr di Roma, assistito dal suo legale. Il resto sono ricostruzioni in cui i 46 non si riconoscono.
Ma i firmatari non danno spiegazioni alternative; si limitano ad attendere i risultati delle inchieste e mettono in guardia da chi pensa di avere già la risposta in tasca: «Alle volte si incontrano i lupi e non sempre si è in grado di riconoscerli», conclude sibillino il testo. In mezzo c’è un’ampia biografia di Picano, definito «punto di riferimento certo per tutti coloro che hanno incrociato la loro strada scientifica con la sua. È per questo che scriviamo, per ribadire un argomento che a noi appare ovvio ma che non ha avuto spazio».
Ci sono progetti vinti, pubblicazioni, citazioni di altri su Picano e la sua invenzione: l’ecocardiografia da stress farmacologico; «senza i suoi studi questa tecnica oggi non sarebbe uno degli strumenti più utilizzati per diagnosi e stratificazione del rischio nei pazienti cardiopatici». La lettera, più di una pagina fitta in carattere minuscolo, dedica un passaggio alla creazione della Ftgm, Fondazione Monasterio, cui i firmatari attribuiscono l’impoverimento di Ifc. Merita approfondimenti: quando Regione e Cnr decisero la divisione di Creas-Ifc in Ifc per la ricerca e Ftgm per l’aspetto clinico, la prima ha ereditato i debiti (40 milioni, di cui 32 per spese sanitarie non onorati dalle varie Usl); e la seconda si è presa i macchinari. Sintomatico un mutuo decennale firmato nel 2005 da 815.000 euro che è rimasto in carico a Ifc, mentre la strumentazione di quel progetto (Eolo) è andata a Ftgm. Picano, direttore dal 2008, ha dato ossigeno alla cassa, imponendo una “tassa” del 20% su tutti i fondi per i progetti non vincolati: è significativo che quegli stessi ricercatori cui ha tolto soldi oggi lo difendano.
Gianluca Campanella
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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