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La deputata Quartapelle: "Cruciale la visita di Matteo Renzi a Mosca"

La parlamentare è intervenuta a un seminario: "Verificheremo le strategie internazionali del Cremlino". Quanto all'Isis, "la migliore risposta è quella che deriva dalla coesione delle nostre società"

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PISA. "La visita del premier Matteo Renzi in Russia è cruciale per verificare la volontà di Mosca di giocare secondo le regole internazionali e contribuire alla soluzione di alcune delle più intricate crisi internazionali di questo tempo".

Lo ha affermato Lia Quartapelle, deputata del Pd e componente della commissione esteri della Camera, parlando agli allievi della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa in un seminario sul contributo dell'Italia alla politica estera europea.

"La valutazione sul contributo che la Russia può e vuole dare alla stabilità internazionale - ha concluso - non deve essere solo giudicato sul terreno ucraino".

Sulla vicenda russa è intervenuta anche la ricercatrice dell'istituto Dirpolis (Diritto, politica, sviluppo) della Scuola Sant'Anna, Serena Giusti, ricordando che "come usava dire lo stesso Nemstov a Mosca non c'è un'opposizione ma ci sono dei dissidenti".

"La sua brutale uccisione - ha sottolineato - ha creato sconcerto all'interno e all'esterno della federazione russa. La situazione economica  molto grave sia per effetto delle sanzioni che per il calo del prezzo del petrolio e della svalutazione conseguente del rublo: in un clima politico stagnante e complesso non facile stabilire i colpevoli, di certo la modalità dell'eliminazione di Nemstov non giova a Putin".

A proposito delle minacce dell'Isis, la parlamentare ha detto: "Tutte le migliori forze di sicurezza del nostro Paese sono all'opera per proteggere i cittadini italiani. La migliore risposta a questo tipo di minacce deriva dalla coesione delle nostre società".

La deputata ha poi aggiunto che "oltre all'intelligence è necessario continuare a essere ciò che siamo, tenendoci saldi ai nostri valori, al pluralismo delle nostre società e al funzionamento dello stato di diritto".

La componente della commissione Esteri della Camera, per queste ragioni, giudica un "segnale forte" anche quello dato da Jack Dorsey, fondatore di Twitter e oggetto di presunte minacce da parte dei jihadisti che, con i dipendenti della sua compagnia, "ha voluto continuare a lavorare come sempre, sostenendo, per quanto nelle sue capacità, le indagini degli inquirenti".


 

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