Gioco
Ammanco milionario, interrogazione al governo: "Vanno individuate le responsabilità nei controlli"
Gelli (Pd) chiede di fare luce sul sistema che ha permesso le operazioni illecite
PISA. L’ex funzionario sotto inchiesta è solo l’effetto di una prassi messa a nudo dall’indagine della magistratura sulla quale il ministero deve pronunciarsi.
È partendo da questo assunto che, sotto forma di interrogazione parlamentare, il deputato Federico Gelli (Pd) si rivolge al governo sul buco milionario all’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr.
L’esponente del partito democratico chiede al ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca scientifica «quali iniziative intenda adottare con la massima urgenza per approfondire l'intera vicenda e fare luce su un episodio davvero inquietante individuando le responsabilità di chi ha consentito che il sistema di controllo del Cnr di Pisa fosse affidato a tale soggetto e reso così vulnerabile e privo di vigilanza».
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Il dito del parlamentare, come quello della collega di partito, l’ex ministro Maria Chiara Carrozza, viene puntato sulla catena di comando che stava sopra a Marco Borbotti. Si tratta del 47enne, già custode e poi ex funzionario, di Molina di Quosa, licenziato perché vincitore di concorso con laurea finta, indagato per truffa ai danni dello Stato nell’inchiesta sulla voragine nei bilanci dell’Ifc. Aggiunge nell’interrogazione l’onorevole Gelli: ««Il citato dipendente, inoltre, è risultato non avere i titoli richiesti per ricoprire la funzione svolta evidenziando una enorme falla nel sistema di sicurezza, aggravata anche dal fatto che lo stesso era stato coinvolto in procedimenti penali e avesse evidenti disturbi psichici». L’ammanco viene stimato, per difetto, in 3,4 milioni di euro. Soldi anticipati dal Cnr nazionale sulla base di documentazioni taroccate da Borbotti, capace di far figurare enti privati nel ruolo di finanziatori di progetti e studi di cui, però, al momento di saldare i costi, chi doveva pagare non ne sapeva assolutamente nulla. Tutto avveniva all’insaputa degli sponsor e nel giro di un paio d’anni il giocattolo si è rotto.
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«È una notizia che lascia stupefatti e perplessi sui quali è indispensabile e urgente fare chiarezza – prosegue Gelli – . Verificare come questo sia stato possibile non è solo compito della magistratura in considerazione della gravità dell'accaduto e della rilevanza dell'istituto e dell'ente coinvolto.Sono fiducioso di avere una risposta in tempi brevi».
L’inchiesta, affidata dalla Procura alla Guardia di finanza, prosegue con l’esame degli atti e la prossima iscrizione su, registro degli indagati di un secondo nome a cui viene contestata una sorta di corresponsabilità nei maneggi truffaldini di Borbotti.
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