Il Tirreno

Pisa

Il buon senso che manca a Confcommercio

Dunque la questione si poteva risolvere con un po’ di buon senso, non serviva correre in questura a lamentare la scorrettezza del collega iscritto a una associazione concorrente. Ci sono due morali...

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Dunque la questione si poteva risolvere con un po’ di buon senso, non serviva correre in questura a lamentare la scorrettezza del collega iscritto a una associazione concorrente. Ci sono due morali da trarre da questa bizzarra vicenda. La prima è che gli esercenti pisani si trovano nel bel mezzo di una battaglia combattuta da due fronti che si contrappongono in maniera differente. Da un lato c’è chi spara (mediaticamente, s’intende e che anche ieri, minacciosamente, faceva sapere tramite l’ufficio stampa di non aver nessuna intenzione di collaborare), dall’altro c’è chi sostiene di non voler entrare in conflitto e neppure di volersi difendere, perché respinge la logica del conflitto pur che sia.

Ebbene, è uno spettacolo indecente perché va a detrimento e non a difesa dei commercianti pisani e alimenta il clima di sfiducia verso le associazioni che da qualche anno è diventato palpabile anche in Toscana.

L’arrembante direzione di Confcommercio ha lanciato ai colleghi di Confesercenti un messaggio preciso: noi si fa così, è la nostra strategia e non ci curiamo di cosa ne pensate.

Per carità, non siamo delle mammole e sappiamo che da sempre le associazioni si fanno la guerra nel tentativo di strapparsi gli associati. La differenza rispetto al passato è che gli iscritti sono sempre meno interessati a certe schermaglie e sono, invece, sempre più attenti alla qualità dei servizi e ai loro costi. In più, ciò che si chiede a una moderna rappresentanza sindacale, oggi, non è la guerra mediatica col vicino, ma un progetto per riportare clienti nei negozi, turisti nelle città, soldi nelle casse. Ed ecco la seconda morale: su questi temi pare che su Confcommercio Pisa sia calata una nebbia fitta, anche se non è stagione.(om)

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