Il Tirreno

Pisa

il sequestro del Bazeel

Veronese: «Un colpo sotto la cintura»

Pietro Barghigiani
Il locale Bazeel con l'avviso del sequestro e, nel riquadro, Antonio Veronese, presidente di Confesercenti
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Il locale Bazeel con l'avviso del sequestro e, nel riquadro, Antonio Veronese, presidente di Confesercenti

Il presidente di Confesercenti contro Confcommercio: non è la prima denuncia che fanno. Scorretti, stile diverso dal nostro

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PISA. «È un colpo sotto la cintura. Invece di cercare una soluzione tra operatori si è scelto la strada della denuncia. Non è la prima volta che Confcommercio presenta esposti. E questo ci distingue da loro per uno stile che non ci appartiene».

Antonio Veronese, presidente dell’Area Pisana di Confesercenti, è animato da un misto di amarezza e rabbia. Il sequestro del locale “Bazeel”, di proprietà di Dario De Nigris («ho investito 400.000 euro, manderò a casa 15 persone»), dirigente Confesercenti, non provoca solo un rammarico spontaneo per l’episodio in sé.

Per come la vicenda è nata - segnalazione alla questura del presunto illecito da parte di Confcommercio - il caso mette in discussione anche i rapporti tra le due associazioni di rappresentanza del commercio.
Presidente, nel dualismo Confesercenti-Confcommercio si arriva addirittura agli esposti?

«Siamo amareggiati per il comportamento da parte dei vertici di Confcommercio. Diversamente da loro noi, quando si verificano situazioni di questo genere, cerchiamo una soluzione attraverso la dialettica tra operatori. Cerchiamo di metterli insieme per discutere, affrontare e risolvere i problemi. Noi non facciamo mai esposti alla questura come è stato fatto in più occasioni da Confcommercio. È questo lo stile che ci distingue».

Ha avuto spiegazioni su come sia nato questo esposto?

«Da Confcommercio mi è stato detto che qualche loro iscritto si era lamentato. Quello che mi sorprende è che alcuni fa proprio Confcommercio promosse la celebrazione del funerale del commercio in città. Con una bara vera entrarono in Comune. Contestavano la ztl sui lungarni e rivendicavano la libertà degli operatori a esercitare i propri diritti».

“Bazeel” si trova tra lungarno Pacinotti e piazza Garibaldi.

«Appunto. Nel locale si fa apericena con musica. Se alcuni avventori poi iniziano a ballare dal punto di vista delle norme si tratta di ballo spontaneo e non certo di discoteca. Confcommercio lo sa bene. Potevano trovare, senza alcun dubbio, un sistema diverso per arrivare a un soluzione del problema se davvero qualche loro assistito si era sentito danneggiato. Non certo arrivare a questi mezzi che sono davvero contrari al nostro spirito».

Non è che negli ultimi tempi i rapporti tra associazioni si sono radicalizzati?

«Non voglio giudicare quello che fanno loro. Dico solo che quando Confcommercio organizzò “Pisa Food and Wine Festival”, ha avuto come sostenitore e fautore un nostro associato del centro. Le nostre aziende, quando Confcommercio fa iniziative utili al settore, partecipano. Confesercenti si mette a disposizione, collabora. Non abbiamo preclusioni, siamo pronti a collaborare, ma non c’è reciprocità. Questo è il punto. Non sono un funzionario dell’associazione. Sono un imprenditore e mi muovo nella logica di lavorare a sostegno del commercio che soffre la grande distribuzione che è frutto anche delle politiche di Confcommercio nazionale. Noi difendiamo le piccole attività. E le risposte che otteniamo sono quelle di cui stiamo parlando».

Non se l’aspettava l’esposto?

«È un colpo sotto la cintura. Non fa onore a tutte gli sforzi che facciamo per difendere questo settore. Invece di stare attenti all’abusivismo commerciale e alle leggi che non ci aiutano, si va a colpire un locale dove c’era un semplice ballo spontaneo».

C’è, però un provvedimento di sequestro del Tribunale.

«Ci sono delle regole e vanno rispettate. Quando non accade troviamo le soluzioni. Ma in questo caso la chiusura è una forzatura, una misura eccessiva. È stata una mossa scorretta quella di Confcommercio. Non è il primo caso. È un modo di agire documentato ormai dai diversi esposti presentati in questura».

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