Sicurezza
Cnr, incarico di prestigio prima del licenziamento
Borbotti, indiziato del buco a Fisiologia clinica, nel settembre dello scorso anno venne promosso coordinatore di un progetto con un importante laboratorio
PISA. Due mesi prima di essere sottoposto a procedimento disciplinare Marco Borbotti - il primo indiziato del buco all’Ifc (Istituto di fisiologica clinica del Cnr) - è stato incaricato dal presidente nazionale del Cnr, Luigi Nicolais, come responsabile del «coordinamento tra gli istituti e la controparte privata» nella convenzione tra l’ente di ricerca e la West System srl di Firenze. L’accordo ha per «obiettivo la realizzazione di un laboratorio congiunto di olfattometria» che «nasce da esigenze scientifiche e progettuali». La sede del progetto è Pisa (sono coinvolti Ifc e Istituto di Geoscienze e georisorse), ma il Cnr nazionale decide di gestire in prima persona l’operazione: non è un caso che sia proprio Nicolais a firmare la convenzione il primo settembre 2014 e che nel testo si elegga Roma come foro competente per eventuali controversie.
Sappiamo quello che succede dopo: il 19 novembre parte la lettera di procedimento disciplinare contro Borbotti; e lo stesso è licenziato il 10 gennaio 2015 perché non è in possesso di laurea, come invece aveva dichiarato. Sappiamo anche che prima (il 7 luglio 2014) il nuovo direttore dell’Ifc - Giorgio Iervasi entrato in carica dal primo maggio dell’anno scorso - firma il verbale di consegne dal precedente direttore Eugenio Picano, sottoscritto «sub iudice in quanto si sono rilevate consistenti criticità».
Dall’inizio si è capito che si trattava di un «disallineamento tra il sistema contabile Sigla e il parallelo sistema di contabilità interno all’Istituto, denominato Ge.Co. (gestione contabilità)», si legge nel verbale del consiglio d’istituto che ha dato il via all’inchiesta penale. Anche se Iervasi «rinviava a uno specifico approfondimento ed accertamento istruttorio» per individuare consistenza dell’eventuale ammanco e responsabili. Ma l’organigramma dell’Ifc è chiaro: l’ufficio entrate, di cui è responsabile Borbotti, ha come «attribuzioni» proprio quella parte contabile su cui si sospetta che ci sia qualche problema. Tutto ciò non impedisce che Borbotti non solo sia scelto come «responsabile» tecnico di questa convenzione, ma addirittura sia nominato membro del comitato scientifico. Ora la Corte dei Conti indaga su quella convenzione e in particolare sui finanziamenti inseriti in premessa del testo, che sarebbero risultati inconsistenti.
Ma qui non si sta concentrando l’attenzione solo sull’aspetto giudiziario. Tutti hanno “scaricato” Borbotti, ma meno di sei mesi fa l’attuale catena di comando lo aveva promosso. La spiegazione può essere semplice e si trova su “Circulation research” (ricerca cardiovascolare), che è il giornale dell’American heart association, numero del’11 aprile 2014: nell’articolo di Hossein Ardehali intitolato “How to write a successful grant application and research paper” (come scrivere una domanda di successo per il finanziamento di un progetto di ricerca), l’autore indica i dodici punti che devono essere presi in considerazione per vincere i fondi di ricerca.
Ebbene, Ardehali dice che la competenza di otto tocca solo al «principal investigator», cioè al ricercatore principale, ma gli altri quattro devono essere affrontati insieme all’«Office of sponsored research», cioè all’ufficio entrate o al suo equivalente. Insomma il caso Borbotti non è un’anomalia dell’Ifc, ma una prassi consolidata e incoraggiata nell’ambito accademico internazionale.
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