Sicurezza
Buco al Cnr, scambio di accuse sulla vecchia gestione contabile
L’ex segretario amministrativo Zirilli contesta i passaggi del verbale dell’Ifc sui deficit di controllo.
"Non è vero che ho voluto la nascita dell’ufficio entrate e contratti poi guidato da Borbotti"
PISA. Il verbale del consiglio d’Ifc (“Istituto di fisiologia clinica” del Cnr) svolto il 22 dicembre 2014 è quello da cui è nata l’inchiesta penale sul buco in bilancio all’istituto stesso. Ma adesso Ottavio Zirilli, che è stato segretario amministrativo di Ifc nella prima parte del 2010 e non è membro del consiglio, ha scritto una raccomandata (pec) all’attuale direttore di Ifc, Giorgio Iervasi, chiedendo diritto di «replica e rettifica» alle dichiarazioni di Chiara Carpeggiani lette sul verbale.
Frase contestata. Quest’ultima, presente alla riunione di fine dicembre, non si riconosce nella ricostruzione di Iervasi e pone diverse domande. In particolare, Iervasi ha detto che prima del suo mandato, cominciato il primo maggio 2014, l’ufficio entrate (quello di Marco Borbotti, all’origine del buco) era «posto alle dirette dipendenze del direttore dell’Ifc» e che «tale organizzazione amministrativa non appariva conforme con quanto previsto dal “Regolamento di organizzazione e funzione” del Cnr», articolo 30, che vediamo dopo. In pratica Iervasi, che è il grande accusatore e ha il merito di aver sollevato la vicenda, dai documenti che ha a disposizione conclude in modo implicito che la responsabilità dell’omesso controllo sarebbe da attribuire alla precedente direzione, cioè a Eugenio Picano.
Ricostruzione alternativa. Carpeggiani a quel punto argomenta: «Ora mi si dice che Cinzia Bagnesi si occupava delle spese e non controllava le entrate. A me sembra alquanto curioso». Bagnesi è la segretaria amministrativa che prese il posto di Zirilli dal primo dicembre 2010. Prosegue Carpeggiani: «Del resto mi sembra di ricordare che questa organizzazione fu voluta da Bagnesi. Se non sbaglio Zirilli durante un consiglio d’istituto, presentando Cinzia Bagnesi disse che lei era preoccupata della complessità dell’istituto e che era bene fare un ufficio entrate e un ufficio spese per una gestione più semplificata del sistema». Questa ricostruzione riporta l’ufficio entrate “sotto” la segreteria e non sotto la direzione. E la conclusione (esplicita, stavolta) di Carpeggiani è: «Ritengo che il segretario amministrativo non abbia lavorato bene».
Chi ha ragione? Tutto ciò contesta Zirilli, chiedendo rettifica del verbale. Ifc gli ha risposto che «non è stato ancora deciso se integrare il verbale o mettere il tutto sul sito o integrarla nel prossimo verbale». Al netto dei ricordi personali, vediamo cosa dicono le carte. Iervasi in consiglio a dicembre ripete le frasi sull’ufficio entrate con cui aveva avviato il procedimento interno contro Borbotti. E in quella lettera del 19 novembre basa le sue conclusioni su quattro atti del passato da cui sembra, appunto, che l’organizzazione dell’ufficio sia stata condotta «contro» l’articolo 30. In realtà gli atti per mettere a fuoco il quadro sono sei, di cui due non compaiono nella ricostruzione di Iervasi.
Il possibile equivoco. In realtà la frase di Iervasi sembra presa da un atto di Picano, il protocollo 236 del 15/01/2013, che dispone che tutto il personale della segreteria (ufficio entrate compreso) «risponde direttamente al direttore», ma «in rispetto dei regolamenti vigenti nel Cnr». Quindi senza scavalcare l’articolo 30 del Regolamento che stabilisce come «per lo svolgimento dei compiti di acquisizione delle entrate e di erogazione delle spese, presso l’Istituto è costituito un ufficio denominato segreteria amministrativa». Come dire: il capo cui risponde il personale è il segretario, ma il direttore nella gerarchia è più in alto. Iervasi il 22 settembre 2014 «revoca e sostituisce» ogni precedente organizzazione degli uffici: nelle premesse del testo, senza citare la fonte del 2013, quel «risponde direttamente al direttore» (eccetera) forse è diventato: l’ufficio entrate «prevedeva riferirsi» al direttore. E nella lettera di due mesi dopo, la frase può aver subito un’ulteriore sintesi: «Posto alle dirette dipendenze del direttore».
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