Sicurezza
Ma il manager Damone replica: «Grande opportunità»
PISA. «I sindacati usano toni allarmistici per una riforma che è una sfida ed una grande opportunità». Lo dice il numero uno della Asl 5 Rocco Damone, riferendosi alla protesta delle organizzazioni...
PISA. «I sindacati usano toni allarmistici per una riforma che è una sfida ed una grande opportunità». Lo dice il numero uno della Asl 5 Rocco Damone, riferendosi alla protesta delle organizzazioni del personale medico contro la riforma delle Asl.
Nella bozza di riforma si anticipa che dal 1° gennaio 2016 ci sarà presente la figura del direttore sanitario di Area Vasta. Uno potrebbe aspettarsi che Damone veda questo cambiamento non così favorevolmente per lui ed i suoi colleghi delle altre Asl toscane. Ed invece no.
«Quelli che leggo nella nota intersindacale mi sembrano toni allarmistici – spiega Damone – mentre saremo certamente in grado di gestire il processo di necessario cambiamento anche nella fase in cui saranno in carica i sub-commissari. Infatti, nella proposta di legge è ben delineata la governance».
Infatti, secondo Damone, la bozza di riforma prevede un concatenamento di provvedimenti «che garantisce tutti i passaggi, compresi l’organizzazione e i percorsi professionali dei dirigenti che saranno ampiamente tutelati e garantiti nella breve fase di transizione».
«Dal 1° gennaio 2016 sarà presente la figura del direttore sanitario di Area Vasta in modo tale che il governo della sanità toscana possa attuarsi a pieno regime», sottolinea Damone.
Un altro punto a favore della riforma è che «il modello per intensità di cure propone una medicina basata su interprofessionalità e multidisciplinarietà ed affida un ruolo importante agli infermieri».
«Essa è anche la forma organizzativa – spiega Damone - che permette di far fronte al calo fisiologico della figura del medico, dovuto a due motivi principali: l’effetto ormai consolidato del numero chiuso per accedere alla facoltà di medicina e, soprattutto, alle specializzazioni; e il pensionamento di massa di tutti i medici entrati in servizio tra la metà degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta».
Secondo Damone, dunque, la riforma - oltre a dover essere partecipata da tutti quanti ed essere impegnativa nel tempo - è «una sfida che va accettata nella sua interezza e nella sua spinta innovativa». (ca. ve.)
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