Attenzione
La Monasterio minaccia una causa
Nel mirino un articolo firmato dai ricercatori dell’istituto del “buco”
PISA. La Ftgm, Fondazione Toscana Gabriele Monasterio, il 17 luglio 2014 ha dato 15 giorni all’editore anglosassone Plos One per ritirare l’articolo intitolato: “Inappropriateness of cardiovascular radiological imaging testing” (con il codice “pone.0081161”). Ciò perché riteneva che i risultati documentati in quello studio «infliggono danni non solo alle nostre immagine e reputazione, ma indirettamente alla Toscana».
Domenica “Il Tirreno” ha parlato dello sviluppo di questa vicenda fino al maggio dell’anno scorso, spiegando che di sicuro mostra il clima che si è vissuto in alcuni ambienti del Cnr negli ultimi due anni; e forse può fornire un’ulteriore ipotesi di lettura alla storia del buco nel bilancio all’Ifc, Istituto di fisiologia clinica del Cnr. In pratica quell’articolo scientifico documentava «un alto tasso di inappropriatezza nei test di imaging medica eseguiti» nello stesso centro cardiovascolare che ha sedi a Pisa e Massa; e la Ftgm ne ha chiesto invano il ritiro. Ma la pubblicazione è tuttora disponibile in rete e conserva la firma dei sei ricercatori dell’Ifc che hanno condotto lo studio.
Oggi vediamo il seguito, che dimostra come la battaglia sia passata da un piano scientifico a uno legale. Infatti, il 22 maggio l’editore aveva riferito i risultati di un arbitro a cui si era rivolto: le contestazioni mosse dalla Ftgm per chiedere il ritiro sono inconsistenti, perché «lo studio è adeguato in relazione agli aspetti metodologici». Perché la Fondazione insiste? L’articolo in pratica dice che alla Monasterio usano troppo le attrezzature di imaging cardiologico: in alcuni casi, il 55% degli esami si può evitare. Quei test sono un rischio necessario, se sono utili; ma se sono inutili, secondo lo studio scientifico, comportano maggior rischio di cancro nella popolazione.
La Monasterio invece di evitare i test inutili (che tra l’altro ridurrebbero le file d’attesa) nel 2010 aveva affrontato il problema così: fate ancora più esami, per snellire le code e ammortare il costo delle macchine. La lettera di Ftgm che parte il 17 luglio 2014 indirizzata all’editor in chief argomenta: le conclusioni dello studio espongono «il nostro istituto a un potenziale rischio di contenziosi non solo contro i pazienti, ma anche contro le autorità sanitarie della Regione Toscana»; quindi la sua presenza in rete, in tutti gli archivi medici e relative indicizzazioni «non è più a lungo tollerabile». In caso contrario l’Istituto si riserva di usare tutte le azioni legali che riterrà «più appropriate». Plos One scrive ai cinque autori di Ifc che continuano a difendere il loro studio (uno ha chiesto il ritiro della firma); e i ricercatori il 5 agosto rispondono: «Stiamo dando noi stessi il cancro», ma, continuano, gli studi servono proprio a questo, cioè a correggersi e «migliorarsi».
Ieri a numerosi esponenti del Cnr e della Regione è stato chiesto un commento su questa vicenda. Quasi tutti conoscevano la storia, ma tutti hanno preferito opporre un «no comment»
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