Il Tirreno

Pisa

caso ragusa

Logli temeva che il Tribunale gli togliesse i ragazzi

Pietro Barghigiani
Antonio Logli, Roberta Ragusa e Sara Calzolaio
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Antonio Logli, Roberta Ragusa e Sara Calzolaio

Condivisa con i genitori la paura di perdere la patria potestà. Lo preoccupavano i frequenti scontri di Sara con la figlia

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PISA. Antonio Logli temeva di perdere la patria potestà sui figli. E anche i genitori, Valdemaro e Giancarla, erano preoccupati per la sorte dei due ragazzi, all’epoca entrambi minorenni, sulla cui condizione familiare i carabinieri avevano inviato una relazione al Tribunale per i Minorenni.
Uno dei molteplici aspetti innescati dalla scomparsa di Roberta Ragusa mette in gioco anche i rapporti tra i due figli della donna sparita nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, il marito e la sua attuale compagna ed ex amante, Sara Calzolaio.

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Le paure di Logli. Il timore di Logli e dei suoi genitori viene descritto nell’informativa dell’Arma agli atti del procedimento penale che il 6 marzo vedrà Logli davanti al gup nell’udienza per decidere archiviazione o rinvio a giudizio per omicidio volontario aggravato con distruzione di cadavere.
Scrivono i carabinieri di Ros e nucleo investigativo: «La Calzolaio, appositamente sollecitata ad esporre eventuali fatti nuovi intervenuti in epoca successiva alla sua precedente testimonianza, ha riferito di aver avuto un confronto con i genitori di Antonio poiché le avrebbero intimato di non frequentare più la loro abitazione in quanto, a loro modo di vedere, la cosa avrebbe potuto comportare delle ripercussioni negative sui nipoti. La stessa ha fatto presente, altresì, quanto riferitole da Antonio circa le preoccupazioni dei genitori di quest’ultimo, in ordine alla possibilità che gli potesse essere sospesa la potestà sui figli a causa dell’accaduto (il suo status di indagato nella vicenda, ndr)».

Scontri Sara-bimba. L’ingresso in pianta stabile di Sara Calzolaio nella casa di Antonio Logli e dei due figli non fu accettato di buon grado, soprattutto dalla bimba, 14 anni a giugno.
In uno degli scontri, all’epoca frequenti, Sara si rivolge alla ragazzina: «Sei grandicella, è cinico. È vero che mi sono innamorata di babbo, ma ho sempre sofferto perché volevo bene alla mamma. Va bene, io avevo il mio carattere, lei aveva il suo. Ci si abbracciava, però parlava male di tutti eh, indistintamente eh, anche dei nonni». È il 27 aprile 2013 quando Sara discute con la bimba e poi si lamenta con Antonio del comportamento di sua figlia. Sara perde il controllo quando lei le risponde dicendole testualmente: «Di là ci vado perché c'ho voglia e non perché me lo dici te. Questa è casa mia!».

«La minore non accetta Sara». Passano alcune ore e Sara rimbrotta la ragazzina per il suo comportamento, «a suo dire irrispettoso, sottolineando che non è lo stesso che aveva nei confronti della madre Roberta».
Durante la conversazione è presente anche Antonio che prende le difese di Sara, «motivo per il quale la bimba accusa la rivale di far fare al padre quello che vuole dicendole testualmente: "Vedi che te lo manovri". Sara la riprende dicendole: «Non puoi pensare di trattare le persone come zerbini». E la bimba ribatte «e perché te...». Si legge nell’informativa: «La minore non accetta il fatto che Sara si sostituisca alla madre tanto da riferirle che, in sua alla madre, in sua assenza, vi è la propria nonna che può pensare a tutto».

Liti con urla. Nel caso Ragusa è la bimba che sembra reagire peggio alla sparizione della mamma. Sentita il 3 aprile 2012, alla presenza di una psicologa, dal magistrato che conduce le indagini, la ragazzina fa mettere a verbale: «Quando litigavano i miei genitori urlavano, mia madre sosteneva che tutto poggiava su di lei, mio padre dava ragione a mia madre ovviamente in maniera ironica».
 

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