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Pisa

Giunta, rimpasto di deleghe senza grandi rivoluzioni

Giunta, rimpasto di deleghe senza grandi rivoluzioni

Tra le ipotesi emerge anche quella di non sostituire l’assessore dimissionario La deputata Carrozza: «Il Pd coinvolga le forze della città, la gente non ci capisce più»

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PISA. La soluzione per sistemare la maggioranza di Palazzo Gambacorti potrebbe anche essere una non-soluzione. In pratica, nessun sostituto di Danti, giunta ridotta a otto componenti e redistribuzione delle deleghe. Non solo quelle di Danti, ma un rimpasto più corposo. L’ipotesi è emersa ieri, altra giornata di contatti tra l’emergente gruppo renziano, il sindaco ed i vertici di via Fratti. Se sia eventualmente una soluzione a tempo o meno, questo si capirà più avanti.

L’altra strada è un unico cambio (Mazziotti?), visto che alla fine potrebbe restare in giunta anche Gay. Filippeschi si prende comunque tutto il tempo per fare le sue scelte.

Il nodo centrale, in tutte le ipotesi, è sempre più quello di una diversa distribuzione delle deleghe. Primo passo “alleggerire” quelle di Andrea Serfogli. I lavori pubblici potrebbero andare al vicesindaco Ghezzi: un rafforzamento degli alleati. Invece la cultura, insieme al turismo, potrebbe andare a Sanzo. Ma la cultura potrebbe essere diversamente abbinata (al nuovo ingresso), così come la delega all’ambiente.

Intanto Maria Chiara Carrozza, deputato del Pd ed ex ministro dell’Università, dispensa una doppia bacchettata: una a Dario Danti «irresponsabile» nella scelta di dimettersi; l’altra al Pd che sbaglia a mettere in luce «la guerra per correnti». Carrozza torna sull’episodio che ha messo in subbuglio la politica pisana, perché «non mi riconosco in queste manovre di palazzo». Il rischio è di fare «la fine di Livorno», dove il Pd ha perso il sindaco. All’ex assessore alla cultura di Sel, Carrozza rimprovera di «aver usato il tema dell’aeroporto in una fase in cui sembra che il Comune non avesse altre scelte che quella della fusione: perché Danti non ha fatto emergere le critiche quando c’era tutto il tempo di farlo?».

Un messaggio al Pd: «Poteva mettere in luce tutti i fatti buoni che ci sono stati a Pisa, invece ci si perde nel toto-nomi» legati a questa o quella corrente. Non si può dire “noi siamo il ricambio” e poi vedo i soliti nomi». Per l’ex ministro conta soprattutto il merito dei nuovi e di «chi ha fatto il bene della città, come Paolo Fontanelli». Insomma, l’anagrafe è un pretesto. La soluzione per Pisa? «Coinvolgere il mondo dell’imprenditoria e della cultura: se tagliamo fuori le persone dal dibattito e dalle scelte, la gente ci abbandonerà. Faremo la fine di Livorno».

Francesco Loi

Gianluca Campanella

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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