Il Tirreno

Pisa

Cnr, si indaga su un buco di 3,4 milioni

Gianluca Campanella
Cnr, si indaga su un buco di 3,4 milioni

La somma risulterebbe in bilancio ma non sarebbe mai entrata effettivamente nelle casse dell'Istituto di Fisiologia Clinica

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PISA. L’unica certezza, al momento, è che all’Ifc, Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa, c’è un buco nel bilancio. Quanto? Dai 4 ai 10 milioni di euro negli anni 2011-14. Di chi sia la colpa è tutto da capire, anche perché se si legge solo la storia dal primo maggio 2014 in poi, la risposta è scontata, ma superficiale: della precedente gestione. Ma se si legge la storia dal 2008 a oggi, il finale potrebbe riservare parecchie sorprese. Cominciamo allora con la parte emersa giovedì 19. Giorgio Iervasi, il direttore in carica da un anno, ha svelato che i conti presentano «consistenti criticità». Prima lo ha detto in consiglio d’Istituto il 22 dicembre 2014 e poi lo ha comunicato alla Finanza che in questi giorni ha effettuato alcune perquisizioni nelle sedi di Ifc e prelevato documenti contabili e altro materiale. Iervasi ha il merito di aver fatto esplodere il bubbone, spinto dall’intento di «tutelare l’Istituto: appena mi sono accorto di possibili irregolarità mi sono rivolto agli organi competenti» ha spiegato. Ne sono seguite due indagini: una interna e una penale.

Sotto procedimento disciplinare interno sono finiti Marco Borbotti, responsabile dell’Ufficio entrate e contratti, ed Eugenio Picano, predecessore di Iervasi dal 2008. Al primo è stato contestato inizialmente la commissione di «fatti di reato e gravi irregolarità contabili», ma poi il Cnr lo ha licenziato senza aspettare gli esiti di un’inchiesta penale, visto che si è scoperto anche che aveva millantato una laurea inesistente e quindi non poteva ricoprire quell’incarico. Al secondo, non indagato, è stato contestato invece di non aver vigilato «sul corretto funzionamento delle attività gestionali e contabili riconducibili alla segretaria amministrativa».

Dalla contabilità è emerso che almeno 4 progetti (Gestsix, Gestsix2 e Diamante sotto Picano, Corsa in seguito) avrebbero dovuto portare fondi all’Istituto, ma le convenzioni sono risultate attribuite a finanziatori rivelatisi falsi. E nel complesso, tra il 2011 e il 2014, l’Istituto ha accertato entrate per 33,8 milioni, ma ne ha incassati effettivamente 24,2 con una differenza di 9,6 milioni di euro, di cui non si trova il debitore. Adesso partiamo dal 2008: Picano diventa direttore dell’Ifc ed eredita un bilancio sull’orlo del crac; il debito supera i 40 milioni e la direzione generale del Cnr ha sempre accettato di usare come copertura una lettera dell’allora assessore regionale alla sanità, Enrico Rossi, che oggi è governatore della Toscana. Nel protocollo A00GRT/296812/125.10.02 del 14 novembre 2007 Enrico Rossi scrive all’allora presidente del Cnr Federico Rossi e garantisce la «attuazione degli accordi relativi alla sistemazione delle partite contabili aperte tra Cnr e Sistema sanitario regionale».

Picano eredita anche Borbotti e lo lascia al suo posto, perché negli anni contribuisce alla decrescita del debito: al 30 aprile 2014 il debito del Cnr è sceso a poco più di 4 milioni; in parte sono soldi recuperati dalla Regione, che comunque non ha mai onorato del tutto la somma prevista, rallentata dal buco nella Asl di Massa. In parte le entrate sono garantite dai grant europei (finanziamenti di progetti) che passano da due a 20 durante la gestione Picano. Il giudizio dei pari su Borbotti arriva a definire l’ufficio entrate come «il più efficiente dei servizi condivisi di istituto». Al punto che l’ufficio entrate, che era ed è rimasto parte della segreteria amministrativa, al moltiplicarsi dei carichi di lavoro, nel 2009 ottiene un maggiore riconoscimento e una sorta di piccola autonomia, decisi all’unanimità dal consiglio di istituto. Se si tolgono i 4.137.315,07 euro (più interessi) che sono il residuo dei 40 milioni ereditati nel 2008, resta da capire dove sono gli altri circa cinque milioni che servono per arrivare ai 9,6 milioni mancanti, denunciati da Iervasi il 22 dicembre scorso. E qui tutte le strade portano a Borbotti accusato di aver costruito un castello di carte. Da stabilire chi ha distratto i soldi mancanti.

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