Lutto
La nonna in aula accusa il nipote: «Tornava a casa e mi picchiava»
Drammatica udienza nel processo contro il giovane accusato di maltrattamenti e lesioni aggravate La pensionata, sulla sedia a rotelle, ha raccontato di angherie e vessazioni durate almeno un anno
PISA. «Quando tornava a casa mi picchiava. Tutte le sere mi aggrediva non solo con minacce, ma anche alzando le mani. E giù botte».
Parla a voce bassa al microfono davanti al giudice. È la principale teste dell’accusa oltre che parte offesa, ma che non si è voluta costituire parte civile. È una pensionata che si sposta sulla sedia a rotelle. Una donna minuta, i capelli candidi e il tono di chi racconta una storia che provoca dolore solo a rievocarla. Anche e soprattutto per l’imputato. Si chiama Andrea Gnesi, 23 anni, di Pisa. È il nipote di quella donna che testimonia la sofferenza di una vittima e il dolore di dover accusare un nipote.
Davanti al giudice Anna Fabbricatore e al pm, Lydia Pagnini, sono passati anche i genitori dell’imputato, due medici e un poliziotto della squadra mobile che ha seguito le indagini.
Gnesi, giovane problematico con inciampi in droga e alcol, senza lavoro, è ancora in carcere. Fu arrestato a settembre dopo che la polizia aveva messo insieme elementi sufficienti non solo per la misura cautelare in carcere, ma anche per il giudizio immediato disposto dal pm Pagnini. In aula, difeso dall’avvocato Andrea Pieri, l’imputato ha assistito a tutte le testimonianze.
Gli vengono contestati numerosi episodi nel corso dell’anno in cui ha vissuto con la nonna dopo essersene andato di casa. Secondo l’accusa il giovane viveva alle spalle della nonna. Le prendeva con la forza i soldi della pensione per procurarsi droga e alcol. Il calvario della nonna era iniziato quasi subito nella primavera del 2013 quando aveva fatto entrare in casa il nipote che per le continue lite con la mamma era stato messo alla porta. Gli scatti d'ira erano quotidiani. Non solo per ottenere i soldi con cui soddisfare i suoi vizi. Era sufficiente una pietanza che non gli piaceva per alzare le mani sull'anziana. Un supplizio giornaliero scandito, secondo gli atti dell’accusa, da minacce di morte, calci, pugni, sputi, insulti irripetibili e di una crudeltà inaudita. Nell'ordinanza di custodia cautelare venne rimarcato con quale frequenza la donna venisse picchiata nel sonno dal nipote pronto a impugnare il bastone usato dalla donna per camminare per colpirla senza motivo. Quando arrivò a ferirla con un coltello da cucina, la nonna si decise a denunciarlo.
Ieri in aula non c’era solo la nonna che accusava il nipote di averla maltrattata. Anche la mamma di Gnesi ha dovuto assistere e dare il suo contributo al processo. Commossa come può esserlo una madre con un figlio da oltre cinque mesi in carcere.
Dopo l’arresto di Gnesi, la mamma disse al Tirreno: «Deve pagare per quello che ha fatto, ma sono anni che chiediamo aiuto, inutilmente. Siamo rimasti inascoltati malgrado le numerose denunce e richieste di aiuto fatte a tutti gli enti competenti sui gravi problemi del ragazzo. Appelli sono stati rivolti ovunque: servizi socio-sanitari, Sert, pronto soccorso, dove il ragazzo è stato più volte ricoverato in stato confusionale come scritto sui referti». Udienza aggiornata ad aprile per discussione e sentenza.
Pietro Barghigiani
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