Ospedale, manager condannati: mancati incassi per 1,2 milioni di euro
Sentenza della Corte dei conti nei confronti di 12 tra ex e attuali vertici oltre al collegio sindacale.
L’accusa: l’azienda avrebbe guadagnato di più dai bar interni se li avesse affidati con una gara pubblica
PISA. Avrebbero incassato di più se la gestione dei bar-spacci fosse stata affidata con una gara d’appalto. Invece per anni quei punti di ristoro, tra Santa Chiara, Cisanello e Calambrone, furono assegnati a una cooperativa di consumo diretta emanazione del circolo aziendale.
Dopo le indagini dei carabinieri del Nas di Livorno, la Corte dei conti ha quantificato il danno erariale che dodici, tra direttori generali passati e presenti, revisori dei conti e responsabili del patrimonio ospedaliero, sono stati condannati a risarcire: 1.223.000 euro.
I risarcimenti. Uno dei due conti più salati è stato presentato all’ex direttore generale Enrico Desideri (in carica dall’8 marzo 2004 – 7 novembre 2006, e con dimissioni dall’incarico dal 13 novembre 2006) con 367.040 euro; Vairo Contini, ex direttore, (per il periodo 1 marzo 2007 – 6 agosto 2007 e 7 agosto 2007 – 18 marzo 2009) 61.173 euro; Carlo Rinaldo Tomassini, attuale direttore generale, (19 marzo 2009 – 18 marzo 2012 e 19 marzo 2012 -18 marzo 2015), 183.520,29 euro; Ilde Coiro, direttore amministrativo da 10 maggio 2004 – 15 novembre 2006 e 1 marzo 2007 - maggio 2007) 91.760 euro; Giorgio Palagini, direttore della unità operativa Acquisizione Beni e Servizi – Contratti e Patrimonio (5 marzo 2001 – 30 settembre 2010) 367.040 euro; Rinaldo Giambastiani, attuale capo ufficio tecnico, direttore ad interim (1 ottobre 2010 – 31 ottobre 2011), 61.173 euro; Annalisa Vagelli, direttrice dall’1 novembre 2011, 30.586 euro; Luigi Nannipieri (presidente del Collegio Sindacale), Marcello De Renzi, Monica Ghelardi, Mauro Roberto Fabbri e Ezio Feri (componenti del Collegio Sindacale) 12.234 euro ciascuno.
Il danno. Alla cifra di 1,2 milioni di euro, i giudici contabili sono arrivati calcolando il «differenziale tra gli importi ipoteticamente assumibili come base d’asta e quelli percepiti come corrispettivo per il periodo 1 gennaio 2008 – 31 dicembre 2012».
L’intero danno cagionato all’ente, osserva la Procura, è destinato ad aumentare «in costanza del contratto di locazione in essere tra l’Aoup e la cooperativa di consumo del Crdo (circolo ricreativo dipendenti ospedalieri di Pisa)».
Le indagini. Il 7 febbraio 2011 ai Nas di Livorno arriva un esposto anonimo che denuncia locazioni risibili versate all’azienda ospedaliera, a fronte di introiti ben più remunerativi.
Circolo aziendale. Il Crdo ha utilizzato per alcuni decenni e fino al 1996 - a titolo gratuito - immobili degli ex Spedali Riuniti di Santa Chiara, e in particolare alcuni locali nei presìdi di Santa Chiara, Cisanello e Calambrone, adibiti a spacci/bar.
Nel dicembre 1996 il Crdo concesse in affitto (per quindici anni) alla cooperativa di consumo del Crdo Srl - costituita in data 21 giugno 1995 – i tre locali bar-spacci di Santa Chiara, Cisanello e Calambrone per un canone annuo di 100 milioni di lire. Di fatto la coop di consumo di Crdo Srl era divenuta esclusiva titolare della gestione.
L’accusa. L’accusa della Procura della Corte dei conti ai dodici condannati è quella di aver lasciato la gestione dei bar aziendali applicando un canone di locazione non adeguato ai valori di mercato. E consentendo «di fatto alla coop di consumo del Crdo lo svolgimento di un’attività altamente remunerativa sfruttando la posizione di privilegio discendente dalla possibilità di svolgere l’attività di servizio bar all’interno dell’Aoup - che rappresenta una realtà significativa – a fronte della corresponsione di somme del tutto esigue».
«Grave disinteresse». Nella sentenza ai condannati arriva più di una tirata di orecchie e, accogliendo la tesi della Procura, i giudici scrivono che «l’intera gestione della vicenda è stata connotata da una incomprensibile superficialità ed irragionevolezza unitamente a grave disinteresse nella cura degli interessi finanziari dell’Azienda ospedaliera, con comportamenti commissivi ed omissivi gravemente difformi rispetto a quelli dovuti».
Tradotto in cifre: 1.223.000 di euro di mancato incasso che ora vengono chiesti ai dodici condannati tra manager e controllori.
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