Toscana
«Mi violentava davanti ai figli»: moglie accusa il marito di stupro
Muratore a processo pure per maltrattamenti, minacce e ingiurie verso la mamma dei suoi due bimbi.
L’imputato si difende in aula: «Tutto falso, lei voleva separarsi e mi chiedeva sempre soldi»
PISA. "Tornava a casa ubriaco quasi tutte le sere e spesso voleva fare sesso, anche contro la mia volontà. Non so più quante volte mi abbia violentata, persino davanti ai nostri due figli. Quando non ce l’ho fatta più a sopportare questa situazione mi sono rivolta alla polizia".
È un racconto asciutto quello della moglie di un muratore albanese di 45 anni a processo per violenza sessuale, minacce, ingiuria e maltrattamenti in famiglia (omettiamo il nome per tutelare la parte offesa e i due figli minorenni della coppia).
Una storia che, nella versione dell’accusa, fornisce la rappresentazione di un inferno domestico. Un quadro smentito dall’imputato sostenuto, nella sua tesi, da alcuni testi che hanno riferito di un clima sereno nella coppia.
Per la parte offesa è un dramma familiare che, per gli usi e i costumi del Paese di origine di entrambi, conferisce alla donna un ruolo subalterno all’interno del matrimonio.
«Quando mi ribellavo lui chiamava i miei genitori e altri parenti in Albania e loro mi minacciavano» ha sottolineato la donna davanti al primo collegio del Tribunale (presidente Murano, a latere Poggi e Giovannelli) durante l’interrogatorio del pm, Aldo Mantovani con la parte civile e gli avvocati della difesa.
Nel corso dell’udienza è stato sentito anche l’imputato che, non solo, ha rigettato tutte le accuse, ma anche spiegato le ragioni della querela presentata dalla moglie nel marzo 2012.
«Non è vero che non la lasciavo uscire – ha riferito in aula –. Era lei che stava sempre fuori e voleva di continuo soldi. Già nel 2007 mi ero accorto che le cose non andavano e allora le chiesi di separarci. Volevo farlo in Albania, dove ci eravamo sposati nel 1999, ma lei rifiutò dicendo che voleva separarsi in Italia. Non le ho mai fatto mancare nulla. Costretta a fare sesso? Eravamo marito e moglie. E non sono mai tornato a casa ubriaco».
L’effetto scatenante da cui è nato il processo risale al 16 marzo 2012.
«Volevo andarmene perché ero stufa di una situazione e lui mi violentò per l’ennesima volta – ha ricordato in udienza –. Spesso subivo in silenzio offese e minacce per non far sentire ai bimbi quello che succedeva. Ma altre volte non potevo non urlare quando mi prendeva con la forza. Mi sbatteva sul letto e non dovevo reagire. Dopo quell’ultimo abuso andai alla polizia e poi alla Casa della donna. Sono stata per oltre un mese in una casa famiglia con i miei due figli».
La donna ha aggiunto che, nel frattempo, i rapporti con la famiglia si sono riallacciati.
Dopo aver combinato il matrimonio con l’uomo da cui ha avuto due bimbi, i parenti inizialmente si sono schierati dalla parte del muratore.
«In Albania è un disonore separarsi e la moglie deve subire tutto dal marito – ha precisato la donna –. Poi hanno capito che non poteva andare avanti con quella persona e ci siamo riappacificati». Prossima udienza a fine mese.
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