Sicurezza
«Kebab, aperture selvagge senza il piano comunale»
Critiche le associazioni dei commercianti: il regolamento manca da otto anni, l’amministrazione doveva intervenire prima applicando semplicemente la legge
PISA. In città manca dal 2007 un piano del commercio che stabilisca i requisiti da richiedere ai commercianti per la somministrazione di alimenti e bevande: lo prevede la legge regionale n. 34/2007 che adegua la normativa toscana alle liberalizzazioni dell’anno precedente firmate da Pier Luigi Bersani, allora ministro dello sviluppo economico.
E in questi giorni di problemi in zona Vettovaglie (episodi di degrado e proposte di iniziative per mantenere viva la piazza) i commercianti del centro storico cominciano a pensare che forse quel regolamento avrebbe potuto limitare le aperture indiscriminate in passato: il Comune ha emanato un’ordinanza anti-bivacco in zona stazione e altrove alcune limitazioni di carattere urbanistico; ma non bastava un piano organico valido per tutti?
Prima di cercare una risposta alla domanda sollevata dagli esercenti, vediamo in cosa consiste questo regolamento mancante. Il decreto Bersani ha liberalizzato il commercio in molti ambiti: solo per fare un esempio, ha eliminato le distanze minime da rispettare per aprire due esercizi di ugual tipo. La Regione Toscana si è adeguata cambiando il proprio Codice del commercio del 2005 e ha stabilito che ogni comune «previa concertazione con le organizzazioni del commercio (…) definisce i requisiti degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande». Uno sguardo in provincia permette di capire come si sono regolati gli altri. Quasi tutti hanno elaborato due tabelle: la prima stabilisce dei punteggi per ogni criterio rispettato, come vicinanza a un parcheggio, presenza di aria condizionata o dotazione di impianti a risparmio energetico. Poi si divide il territorio in zone: centro storico, residenziale e periferia. Infine la seconda tabella stabilisce dei parametri di qualità minimi: per aprire in centro ci vogliono 18 punti, in zone meno pregiate 15 o variazioni sul tema.
Ha senso stilare un regolamento adesso, dopo che nuovi decreti hanno reso ancora più facili le aperture? Marco Sbrana, direttore della Confesercenti Toscana Nord, premette che «tutto quello che la legge prevede va fatto». Poi dice: «Negli anni abbiamo posto una serie di punti di vista e col tempo è stato chiaro a tutti che si poteva intervenire solo utilizzando gli strumenti dell’urbanistica». In pratica, per evitare aperture indiscriminate, la strada più facile è prevedere requisiti sugli edifici. Inoltre è importante «svolgere i controlli»: un regolamento non può essere retroattivo, ma chi ha aperto dichiarando di avere un bagno per i disabili e non ce l’ha, può essere stangato.
Federico Pieragnoli, direttore di Confcommercio Pisa, si dice «favorevole, e non certo da oggi, all’introduzione di una coerente programmazione» e attacca l’amministrazione che «non ha mai dimostrato concreto interesse». Quindi ipotizza: «Guardando oggi quello che è accaduto nel corso degli ultimi anni, siamo convinti che l’introduzione di alcuni semplici criteri di qualità avrebbe permesso di arginare almeno in parte quel processo inesorabile di impoverimento e colonizzazione del nostro tessuto commerciale». Ma evidenzia la forza dell’ordinanza anti-bivacco di cui Confcommercio ha chiesto l’ampliamento all’intero centro storico.
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