Il dolore
Centro di eccellenza per le malattie croniche intestinali
PISA. Le malattie infiammatorie croniche intestinali sono in forte aumento a Pisa e provincia (in linea comunque con la media nazionale). Anzi, nell'arco degli ultimi 30 anni, sono addirittura...
PISA. Le malattie infiammatorie croniche intestinali sono in forte aumento a Pisa e provincia (in linea comunque con la media nazionale).
Anzi, nell'arco degli ultimi 30 anni, sono addirittura raddoppiate. Ma parlare alla gente di colite ulcerosa e di malattia di Crohn, al di là dei 1.500 pazienti ( e delle loro famiglie) e dei 50 nuovi casi l'anno, è quasi come fare un buco nell'acqua.
«D'altra parte – dice Michele Bertoni, gastroenterologo dell'Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana – i disturbi all'esordio della malattia sono spesso molto comuni: diarrea e sangue nelle feci per la prima, perdita di peso, stanchezza, anemia, la seconda a meno che non si arrivi, per le possibili complicazioni, ad una occlusione intestinale. Passa quindi tempo prima di un iniziale controllo medico e, ad ancor più, di una diagnosi certa».
Eppure non basta: non conosciamo le cause. Pur se concreta è la predisposizione genetica, meno il fumo e solo in parte influente il tipo di alimentazione, alla base c'è una abnorme risposta immunitaria (il sistema difensivo dell'organismo) ad un "qualcosa" che ancora non è noto.
Proprio per questo motivo uno dei presidi terapeutici più utilizzati per contrastarle è il cortisone, pur con tutti i suoi effetti negativi nel tempo.
«Ecco perché – aggiunge Bertoni – in particolare da Pisa, data l'esperienza clinica ormai storica sull'argomento, si è mosso un percorso conoscitivo con altri Centri specialistici toscani ed italiani, per affinare le conoscenze ed il coinvolgimento di altre branche specialistiche».
Le Unità Operative di Gastroenterologia (ospedaliera ed universitaria) ed il Servizio Endoscopico della Aoup, infatti, da anni forniscono un servizio ambulatoriale a molte centinaia di pazienti che vengono seguiti periodicamente e con attenzione, interfacciandosi - se necessario - con altri specialisti come ginecologo o pediatra.
Ed è proprio il giusto inquadramento diagnostico e la personalizzazione della cura che hanno reso necessario un adeguamento degli operatori. Il 30% della casistica, a testimonianza della qualità del lavoro fin qui, viene da fuori regione.
«In sostanza , ed è questa la complessità di tali malattie – precisa Bertoni – non basta che se ne occupi qualsiasi gastroenterologo: deve intervenire un "superspecialista" aggiornato e che abbia non solo competenze ma risorse, umane e strutturali, per fornire la migliore assistenza possibile».
Tali strutture hanno inoltre recentemente elaborato un progetto denominato "Gim" (Gruppo Ibd Multidisciplinare) coordinato da Francesco Costa, all'interno del quale le varie professionalità vengono messe a confronto al fine di individuare, per ciascun paziente, la migliore soluzione.
Gian Ugo Berti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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