Il dolore
Funerali, la denuncia: procedure opache nella scelta delle ditte
La Federazione di categoria: «Basta pressioni sui parenti L’incarico non deve partire all’interno dell’ospedale»
PISA. «L'incarico alle onoranze funebri non deve partire dall'interno dell'ospedale».
Punta il dito su una procedura ritenuta opaca, la presidente della sezione toscana della Federazione nazionale del comparto funerario, Katia Catassi. E lo fa denunciando quella che, a suo dire, è una prassi non solo poco rispettosa per i parenti dei defunti, ma anche non prevista dalla legge.
La segnalazione del problema alla direzione sanitaria di Cisanello-Santa Chiara non ha prodotto effetti significativi e per questo «ancora mi trovo a combattere con le reticenze della direzione sanitaria numerosi argomenti che non intendo toccare in questa sede – afferma Catassi –. Qualche piccolo traguardo c'è stato, ma c'è ancora molto lavoro da fare».
Su un punto la rappresentante dell’associazione picchia duro.
«Mi riferisco al modus operandi con cui si gestiscono le pratiche dei defunti in obitorio e in modo particolare alla delega che viene fatta firmare ai parenti del defunto – spiega –. È prassi consolidata, infatti, che negli obitori l'operatore sanitario di turno sottoponga e faccia firmare una delega nella quale si chiede di indicare il nominativo dell’impresa di pompe funebri scelta per il servizio. Se per caso la famiglia non può recarsi in obitorio - e questo capita perché spesso abitano in luoghi lontani, - sono problemi. L'ospedale non può chiedere di decidere a chi affidare il servizio funebre davanti all'operatore di turno in obitorio». Katia Catassi sostiene di aver più volte esortato la direzione sanitaria ad eliminare la delega «perché, così come recita il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza per il disbrigo pratiche è necessario avere la licenza di pubblica sicurezza (di cui sono sprovvisti gli operatori sanitari che sottopongono ai dolenti tale documento): non soltanto è un atto che a loro non compete, ma è di gran lunga uno strumento pericoloso che può ritorcersi contro. E qui non vado oltre».
Sono un migliaio in un anno i decessi in ospedale e spesso i familiari risiedono fuori regione.
«Le famiglie devono essere libere di andare dove vogliono, libere di consultarsi con amici e parenti, riflettere e poi con consapevolezza, ma soprattutto senza pressione alcuna, recarsi all'agenzia funebre di fiducia e lì soltanto firmare l'atto con il quale affideranno l'incarico del servizio, perché soltanto le agenzie funebri sono autorizzate» rimarcano la presidente della federazione di categoria che ricorda che da tempo «molte famiglie lamentano il fatto di essersi sentite sotto pressione. In molte si lamentano di essere state costrette a tornare in obitorio a firmare il documento. Una grande azienda come l’ospedale gestisce anche momenti particolarmente delicati e complessi della vita delle persone. Uno di questi è quello delle salme. Non solo per leggi da rispettare, ma anche per le consuetudini e le necessità delle famiglie che in particolari circostanze hanno bisogno di essere tutelate nella loro riservatezza, così come nel loro dolore. Proprio nel rispetto del dolore di chi resta, spero che Pisa si unisca presto alle numerose realtà territoriali, dove l’incarico alle onoranze funebri non parte dall’interno dell’ospedale».
Pietro Barghigiani
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