Sicurezza
Serve l’infermiere di famiglia
La proposta del Nursind per decongestionare il pronto soccorso
PISA. «Gli stessi problemi di affollamento ai pronto soccorso si sono avuti nei giorni scorsi sia a Pontedera che Lucca: dire che il problema di Cisanello è dovuto al fatto che vi si riversino anche pazienti di altre zone oltre a quella pisana, è estremamente riduttivo».
Così Daniele Carbocci, segretario provinciale del Nursind, sul picco di accessi nel weekend.
Un disagio che è andato avanti per ore confermando da un lato l’attrattività di Cisanello come polo di eccellenza e, dall’altra, la necessità nelle fasi acute di maggiore personale per far fronte alla massa di utenti-pazienti che chiedono una prestazione sanitaria di qualità.
Per il rappresentante sindacale della categoria degli infermieri «le scelte fatte per la soluzione del problema non vanno nella direzione di implementare il servizio territoriale, ma addirittura si tagliano le risorse all'assistenza infermieristica domiciliare».
Il sindacalista fornisce i numeri degli infermieri a disposizione per l'assistenza territoriale nella zona pisana: tra Pisa, Marina, Tirrenia, Calabrone, Rigliore, Coltano fino al confine con Stagno «sono solo 10 che si occupano di un bacino di oltre 200 pazienti (per complessivi 500 accessi mensili) e con 700 prelievi ematici al mese».
Con le dimissioni precoci che avvengono per liberare i posti letto negli ospedali, il numero di pazienti da assistere a domicilio sta costantemente aumentando, mentre il numero di infermieri sul territorio sta diminuendo.
«Il paradosso è che si tagliano anche i posti letto nei presìdi ospedalieri – aggiunge Carbocci –. Ma allora, dove dovrebbero essere assistiti i pazienti secondo i politici che stanno gestendo da anni il sistema sanitario regionale? Si ritiene possibile che a farsi carico dei problemi di salute di anziani e pazienti affetti da malattie croniche sia solo la famiglia? È da tempo che il Nursind nel fare una critica ai deficit di assistenza dei servizi territoriali, propone l'istituzione della figura dell'infermiere di famiglia (in collaborazione con il medico di famiglia) quale figura di raccordo tra struttura ospedaliera e il luogo di cura familiare, in modo da poter gestire i bisogni assistenziali dei pazienti fragili, cronici e affetti da malattie degenerative al fine di evitare ricoveri ripetuti e spesso impropri. Ma, nonostante leggi nazionali (decreto Balduzzi convertito nella legge 189/2012 e legge 135/2012 spending review) che avrebbero dovuto stimolare questo percorso, e i tanti proclami degli amministratori regionali sull'aumento dei servizi di assistenza territoriale, non si sta andando in questa direzione, e oggi ne vediamo tutti gli effetti negativi».
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