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Porta a porta? «Scottati da Cascina»

Raccolta porta a porta dei rifiuti
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Raccolta porta a porta dei rifiuti

Malvogli (Anaci): i condomini rischiano un aggravio dei costi per i condomini

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PISA. Scottato dal “caso Cascina”, il Comune di Pisa ha emanato un’ordinanza per rendere obbligatorio il sistema di conferimento dei rifiuti per gli immobili da 8 unità abitative in su, non appena comincerà il porta a porta nei quartieri periferici. E Carlo Malvogli, presidente della locale sezione Anaci - Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari, mette in guardia: «Il pericolo è un aggravio dei costi per i singoli residenti/condomini».

Il porta a porta, infatti, prevede che per i grandi edifici siano utilizzati contenitori condominiali carrellati da 120 litri fino a 1.100 litri, al posto dei singoli contenitori in dotazione alle famiglie degli immobili più piccoli: questo per evitare una distesa di mastelli in strada all’ora del passaggio per la raccolta. I contenitori collettivi devono essere custoditi in aree di pertinenza condominiale, all’interno cioè dei cortili o degli spazi privati condominiali. Se non sono facilmente accessibili agli operatori Geofor o se il condominio non ha questo tipo di spazi, emerge la necessità di incaricare un singolo condomino (in assenza di un custode) di portare fuori, sulla pubblica via, all’ora stabilita, tutto il materiale conferito dagli inquilini.

A Cascina ci si è affidati alla buona volontà dei singoli, ma c’è stato il flop totale. Dal 2 marzo, quando il porta a porta comincia a Pisa, l’obbligo è stabilito dall’ordinanza. Malvogli denuncia il mancato coinvolgimento degli amministratori di condominio e «il costo aggiuntivo per incaricare una ditta ad hoc, se nessun inquilino può farsi carico di questa incombenza».

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