Sicurezza
Tentano il furto e picchiano famiglia
Due condannati: uno gioca a rugby. Militare ferito alla testa
PISA. Era un giocatore di rugby venuto in Italia per un ingaggio direttamente dal suo Paese di origine, la Georgia, il giovane che con un connazionale nel tardo pomeriggio del 25 aprile 2014 aveva tentato di entrare in un appartamento al terzo piano di un condominio in via Matteucci.
Un blitz finito con un scontro fisico tra i due immigrati e un carabiniere, in licenza a Pisa, ma in servizio a Cento (Ferrara) che nella colluttazione rimase ferito alla testa rimediando un referto di 21 giorni. Un tentativo di furto contro il quale un’intera famiglia di sette persone reagì procurandosi lesioni variabili dai 3 ai 30 giorni stilate al pronto soccorso.
L’atleta georgiano, Zviad Gogotuhuri, 23 anni, difeso dall’avvocato Luisa Tamburini, ieri mattina è stato condannato dal primo collegio (presidente Murano, a latere Poggi e Giovannelli) a 4 anni e 3.000 euro di multa, per lesioni e tentata rapina.
Il suo compare, Giorgi Chincharauli, era già stato condannato in abbreviato a 2 anni e 6 mesi. Entrambi restano in carcere dove si trovano da nove mesi. Il Tribunale ha rimandato in sede civile il risarcimento dei danni alle parti civili assistite dall’avvocato Chiara Mancini.
Erano circa le 18,30 del 25 aprile quando il brigadiere Daniele Savino - in servizio a Cento, in provincia di Ferrara - si trovava a casa per trascorrere le ferie.
Un familiare sentì dei rumori provenire dalla porta. Erano i due georgiani che con uno strumento artigianale stavano armeggiando sulla serratura. Ma dall’interno dell’appartamento nessuno si sarebbe immaginato che a pochi metri due estranei, a quell’ora, si stavano ingegnando per entrare.
La porta venne aperta e i due aspiranti ladruncoli furono accolti dalla reazione del brigadiere: «Fermatevi immediatamente! Sono un carabiniere!»
I due non si spaventarono. Anzi, invece di fuggire affrontarono il militare iniziando una colluttazione non solo con Savino, ma anche con i familiari accorsi in aiuto al brigadiere che venne colpito più volte in testa e in fronte (10 punti di sutura) con l'arnese da scasso nel frattempo trasformato in una clava.
L’arrivo dei colleghi del radiomobile interruppe l’aggressione consentendo il fermo dei due georgiani che da allora sono al Don Bosco.
L’idea che gli investigatori si sono fatti è che i due fossero stati mandati a fare il colpo da un’organizzazione di connazionali che, all’epoca, spadroneggiava in città.
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