Sicurezza
I cittadini: presidio fisso di polizia
Zona stazione, i commercianti: ci sono segnali positivi, ma l’importante è non essere abbandonati
PISA. Il sindaco ha prorogato fino al prossimo maggio l’ordinanza “anti-bivacco”, in vigore da novembre 2014. Il provvedimento inizialmente riguardava la zona “rossa” della stazione; ora è stato esteso ai loggiati di via Piazza Vittorio Emanuele e al primo tratto di via Benedetto Croce. I commercianti della zona registrano qualche miglioramento, ma chiedono di non essere dimenticati. Alcuni non vogliono neanche commentare, rispondono con un secco “no comment”, segno che la situazione non è cambiata molto. Altri, invece, hanno notato dei miglioramenti.
«Da quando sono stati intensificati i controlli, ci sono meno ubriachi a giro – afferma il titolare del negozio di abbigliamento Nylon, all’angolo tra viale Gramsci e viale Bonaini –. Prima ero costretto a chiamare il 113 ogni giorno per segnalare risse o scippi. Il dispiegamento di forze dell’ordine ha migliorato la situazione. È diminuita anche la presenza delle rom borseggiatrici. Ma questi segnali positivi ci devono essere tutto l’anno, non solo dopo casi eclatanti. Serve una presenza costante e stabile delle forze dell’ordine». Il quartiere della stazione è stato sotto i riflettori nei mesi scorsi: numerosi gli episodi violenti accaduti anche in pieno giorno.
«Il problema di fondo è la legislazione nazionale – continua il commerciante–-. Non ci sono deterrenti sufficienti. La gente delinque sapendo che le conseguenze non saranno molto gravi. E le forze dell’ordine spesso hanno le mani legate».
Giuseppe Grandi, un altro negoziante del quartiere, non usa mezzi termini: «La giustizia italiana non funziona. Ho testimoniato in diversi processi legati ad episodi violenti accaduti in viale Gramsci e zone limitrofe: spesso non ci sono prove sufficienti per condannare i presunti colpevoli, al limite del ridicolo». E sulla vivibilità di viale Gramsci afferma: «Mi vergogno di essere pisano. Il degrado qui si è incancrenito. Le ordinanze del sindaco possono fare poco, serve un intervento da Roma. Inutile respingere con fogli di via gli immigrati se i Cie (centri di identificazione ed espulsione ndr) sono pieni».
«C’è sempre la solita gente a giro – afferma Thomas Frullini, titolare del Veo Bistrot in viale Gramsci -. Servirebbe una postazione fissa, ventiquattr’ore su ventiquattro».
E un altro esercente rincara la dose: «I problemi ci sono e sono sotto gli occhi di tutti: sembra che nessuno li voglia risolvere. Gli spacciatori ci sono tuttora, nonostante i recenti arresti». «Il mio nome non lo scriva. Io lavoro qui da più di dieci anni e non voglio problemi. Ci mettono un secondo ad individuarmi e a danneggiare il mio negozio – aggiunge –. La liberalizzazione dei minimarket ha danneggiato ulteriormente la situazione. Vendono alcolici a basso prezzo, un incentivo per i balordi». Un’altra nota dolente è rappresentata dai venditori abusivi. «Noi paghiamo regolarmente le tasse, sempre più alte, mentre loro – afferma il negoziante, indicando un gruppo di nordafricani sotto i loggiati delle Poste - si riforniscono da rivenditori illegali che possiedono fondi in via Vespucci, lo sanno tutti».
Sharon Braithwaite
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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