La manifestazione
Sant’Ermete, cavalcavia chimera
La soluzione per le nuove case è vicina. I residenti: «Ma niente fondi per rendere sicura la strada»
PISA. Le nuove case popolari tra via Socci e via Bandi sono quasi pronte, ma le polemiche nel quartiere di Sant’Ermete non si placano.
In base al piano del Comune, entro fine marzo vi andranno ad abitare le famiglie che vivono in quattro edifici popolari di via Emilia: sono palazzi costruiti nell’immediato dopoguerra, vicino alla ferrovia, che presto saranno demoliti. In questi giorni l’Apes sta effettuando gli ultimi ritocchi ai due edifici popolari, composti da 48 appartamenti, interamente finanziati dalla Regione.
«Aspettiamo la realizzazione di questo progetto da decenni, era l’ora che finissero i lavori – dice l’edicolante di via Emilia -. Io abito qui dall’età di tre anni. Queste case cadono a pezzi, non c’è stata nessuna manutenzione dal 1947. Un altro problema preoccupante è il traffico: da quando hanno rifatto la strada, non ci sono più i dissuasori. Le macchine sfrecciano noncuranti dei pedoni». «Sono abbastanza soddisfatta del progetto, era l’ora! Ho 77, gravi problemi di salute e non rientro tra quelle persone che verranno trasferite a marzo. Chissà quando toccherà a me questa fortuna – afferma Mary Balloni, che abita nella zona da 19 anni -. Io rimango nella mia casa vecchia e dovrò sopportare il rumore, la polvere, i camion che lavoreranno per abbattere questi palazzi. Io ho la leucemia, soffro solo al pensiero della confusione che ci sarà. Come se non bastasse il traffico aereo e ferroviario».
«I soldi per le case ci sono, che si sbrighino. Mio figlio ha vissuto per anni in una cantina umida e con i topi. Queste case sono dei bottini – non usa mezzi termini Maria Olimpia Straccia -. Il Comune è intervenuto tardi. Qui c’è gente povera e onesta».
Martedì il comitato di quartiere è stato ricevuto dal prefetto, alla presenza dell’assessore Zambito, il comandante dei vigili urbani, il presidente di Apes. «Abbiamo chiesto questo incontro per esporre alle istituzioni gli annosi problemi di questo quartiere – racconta, Andrea Giovannini esponente del comitato -. C’è la copertura finanziaria per i primi tre lotti di case nuove (6 milioni) e questa è un’ottima notizia; per il cavalcavia, invece, niente. Il Comune trova i soldi per il Piuss e l’aeroporto ma non per noi».
Nei mesi scorsi il Tirreno ha raccontato le proteste degli abitanti contro la pericolosità della via Emilia, via di passaggio obbligata per il centro città. Il comitato vuole risposte certe e continuerà a mobilitarsi anche nei prossimi mesi.
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