Il Tirreno

Pisa

«Erosione e porto, destini legati»

di Gianluca Campanella
«Erosione e porto, destini legati»

Il professore Pranzini analizza gli effetti della darsena Europa: «Servono studi mirati sul progetto»

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PISA. Secondo Enzo Pranzini, professore ordinario di Geografia fisica e geomorfologia all’Università di Firenze, gli studi effettuati sull’impatto del porto di Livorno non sembrano sufficienti a chiarire quanto grave possa essere il fenomeno dell’erosione a Pisa. E serve indagare ancora. Il pensiero del docente è molto articolato e distingue il piano quantitativo da quello qualitativo.

Cominciamo da quest’ultimo: Pranzini in tre passi arriva alla conclusione. Punto primo: «Molti anni fa, in tempi non sospetti, scrissi che l’espansione a nord del porto di Livorno con strutture oblique aveva fatto scivolare verso il Calambrone il punto di convergenza della corrente litoranea che viene da nord, quella che porta le sabbie dell’Arno, con una opposta che le bloccava al Calambrone, dove il litorale formava una prominenza». In pratica, se le sporgenze artificiali nel mare fossero perpendicolari, entrambe le correnti opposte sarebbero ostacolate allo stesso modo; ma se i moli sono obliqui (e la forma dipende dalla funzionalità), una corrente prosegue la sua azione senza più essere compensata dalla forza dell’altra, ormai attenuata.

La prova? Ecco il secondo passo: «Quando fu realizzata la cassa colmata a Livorno, si ebbe un ulteriore spostamento verso nord di questa prominenza, con la conseguente erosione della spiaggia del Calambrone». A questo punto è facile: «Con una ulteriore espansione delle strutture portuali verso nord, e questa volta assai aggettanti e sempre oblique, è possibile che il fenomeno si ripresenti. Ma non si può averne certezza senza che siano svolti studi accurati e indipendenti».

Com’è noto, la darsena Europa è la parte più grande del progetto sul nuovo porto e tocca una lunghezza di circa un chilometro: i suoi moli manterrebbero l’attuale inclinazione geografica. Il ragionamento dice che è possibile un’erosione, ma non può prevedere dove e quanto forte.

Allora passiamo all’analisi quantitativa. Pranzini spiega che «il modello numerico che è stato utilizzato per la progettazione della darsena Europa può certamente aiutare a dare questa risposta, ma non so se la domanda è stata fatta in modo esplicito». Gli studi sono sempre accurati, ma finalizzati: quello svolto dall’Autorità portuale spiega bene le condizioni previste vicino al porto, ma non si capisce bene fino a quale distanza sia stato studiato l’impatto. Per questo il professore conclude: «La situazione è estremamente complessa ed è impossibile fare una valutazione “ad occhio”, ma se il problema è sentito, sarebbe opportuno condurre uno studio specifico che ponga le domande in modo chiaro. Ovviamente avvalendosi di tutti gli studi che l’Autorità Portuale ha fatto eseguire». Del porto si è parlato ieri anche in prima commissione consiliare: Patrizia Bongiovanni ha presentato un ordine del giorno da portare in consiglio, aperto agli emendamenti di tutti, nella speranza che diventi condiviso. Il senso del documento è: sì al porto, ma dopo aver avuto la certezza che l’impatto ambientale e infrastrutturale porti a uno sviluppo controllato e non al rischio di danni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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