Il Tirreno

Pisa

Malati, scaricabarile sui trasferimenti e la soluzione non c’è

di Gianluca Campanellla
Malati, scaricabarile sui trasferimenti e la soluzione non c’è

All’ospedale ore d’attesa per il trasporto interno dei degenti Il tribunale del malato: «Serve una telefonata che avvisi»

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PISA. Due ore di attesa per un’ambulanza che ti deve trasportare per soli 250 metri. Il problema degli spostamenti interni all’ospedale Santa Chiara e a quello di Cisanello era stato sollevato dal “Tirreno” due settimane fa.

Ora uno studio del Tribunale del Malato (Tdm) e le risposte dell’Azienda ospedaliero universitaria (Aoup) permettono di capire i punti deboli del sistema e le eventuali modifiche da apportare per migliorare il servizio: l’ufficio trasporti interni dell’Aoup ha appena annunciato il potenziamento da nove a dieci mezzi utilizzati per il servizio; ma se l’organizzazione resta così, il sollievo sarà minimo. Il punto fondamentale è che ognuno dà la colpa agli altri: per esempio, la sala operativa delle ambulanze dice che i ritardi sono dovuti all’aumento delle richieste, ma soprattutto ai disguidi nei reparti (chiamate molteplici per lo stesso servizio, pazienti non pronti e così via); inoltre sarebbe disponibile sul pc di ogni reparto una schermata dedicata alle ambulanze, ma nessuno ha il tempo per guardarla. Al contrario, le caposala interpellate dicono che, non potendo prevedere il ritardo che avrà l’ambulanza, non se la sentono di trasferire il paziente dal suo letto alla scomoda barella per poi tenercelo due ore; così, quando arrivano gli ambulanzieri in reparto, il paziente non è mai pronto; deve andare in bagno, poi deve prepararsi, con la cartella in regola e con tutte le medicine per le successive ore. In conclusione: la centrale non manda l’ambulanza perché il paziente non è pronto; e il reparto non prepara il paziente, perché la centrale non fa partire il mezzo.

Per tentare di risolvere alla radice, l’ufficio trasporti ha ideato una misura chiamata ottimizzazione: l’ambulanza arriva e aspetta massimo dieci minuti; se non scende nessuno, il mezzo va via per un altro servizio. Inutile dire che, da allora, spesso le ambulanze girano a vuoto… Così, per esempio, le cinque ambulanze adibite agli spostamenti interni al presidio di Cisanello, invece di effettuare 4-6 servizi all’ora (come previsto dal decalogo di comportamento della Direzione) ne effettuano solo 2 e la coda si allunga durante le ore della giornata. Come se ne esce?

Andrea Possenti e Massimo Giuliani (rispettivamente coordinatore e vice del Tdm Pisa) propongono di tornare all’antica e di inserire una sorta di allarme. Vediamoli uno alla volta: l’ottimizzazione ha fallito, quindi è bene che le ambulanze aspettino anche più di dieci minuti, se serve. Nel contempo, però, tutti devono sapere che stanno arrivando: quindi, quando la centrale operativa sta per far partire il mezzo, non basta che sia scritto sul pc, ma deve suonare un telefono, un cercapersone o simile apparecchio, finché qualcuno non risponde e ascolta una voce automatica che avvisa dell’arrivo del mezzo.

In contemporanea, alla centrale devono prestare più attenzione alle eventuali chiamate multiple: siccome c’è scritto il nome del paziente, è facile eliminare i doppioni. Le varie associazioni che prestano il servizio sono contente se lavoreranno di più, ma per il momento preferiscono non commentare e si limitano a confermare i disservizi elencati. Mentre il Tdm evidenzia che la loro azione è riuscita a ottenere risposte dagli uffici interessati, ma non dalla direzione; e mostra mail di altri primari e personale interno dell’Aoup, che ha sollevato la questione quasi sempre senza ottenere una risposta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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