Il Tirreno

Pisa

«Futuro di Pisa? Il maxi comune sfida decisiva»

di Francesco Loi
«Futuro di Pisa? Il maxi comune sfida decisiva»

L’esponente Pd: «In città un gruppo dirigente che ragiona solo “contro”. Basta campanilismi»

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PISA. «Un modello Renzi, un modello governo nazionale per la Toscana e Pisa». Chi parla è Antonio Mazzeo, pisano (d’adozione), responsabile regionale dell’organizzazione del Partito democratico, imprenditore.

Mazzeo, sono le ore dell’elezione di Mattarella a Presidente della Repubblica...

«Una vittoria dell’Italia, del Parlamento, del Pd. E un capolavoro politico di Matteo Renzi. Fantasia, colpo d’occhio, velocità d’esecuzione. Questa storia racconta che ci vuole più pragmatismo e meno ideologia nella politica».

Ovvero anche da noi, a Pisa e in Toscana?

«Sicuramente. Chi condivide la scelta Mattarella e il modo in cui ci si è arrivati dovrebbe apprezzare chi cerca di non mettere paletti alle alleanze e punta alla sostanza delle cose nell’interesse generale».

Sembra proprio sia in arrivo una stoccata...

«Pensiamo che la parola d’ordine debba essere cambiamento. Ma non solo di persone. Vorremmo che la Toscana fosse la terra simbolo in Europa della ripartenza dell’economia e della qualità della vita. Il modello è quello attuato in questi mesi a livello nazionale. Si affrontano i problemi di volta in volta, ci si confronta con i territori, poi in maniera spedita si decide: le non scelte le abbiamo già pagate caro. Chi oggi si lamenta delle nostre scelte, ha avuto la possibilità di scegliere per venti anni e non l’ha mai fatto».

Si va verso le elezioni regionali: cosa c’è in ballo per la Toscana e per Pisa?

«In gioco ci sono due visioni: c’è chi continua a contrapporre i territori; e chi invece vuole farli cooperare affinché la Toscana possa competere anche in Europa. Se continuiamo a vivere di sterili campanilismi facciamo un danno. La Toscana deve viaggiare ad un’unica velocità e per farlo dobbiamo avere obiettivi più ambiziosi di quelli che ci siamo posti in questi anni».

Cosa significa, per lei, far voltare pagina a Pisa?

«L’unica nostalgia che ho è quella per una Pisa che prima era centro dell’elaborazione politica e una città di grandi opportunità. Questo territorio deve tornare un luogo in grado di attirare investimenti. Altrimenti rischiamo di essere marginalizzati. Pisa e il suo gruppo dirigente politicamente si stanno chiudendo in una dialettica tutta strumentale “contro”. Penso alle scelte sull’aeroporto. Mirando solo a conservare quello che si ha, resteremo indietro. Dobbiamo riuscire a creare un gruppo dirigente autorevole nelle scelte a livello regionale e nazionale. Battaglie solo di retroguardia finiscono per rendere marginale il ruolo di Pisa».

A proposito di aeroporto, tra poco ci sarà il voto sulla fusione: come finirà?

«Per competere occorre un sistema toscano da 12 milioni di passeggeri. Da soli i due scali non ce la possono fare. Lo snodo fondamentale è avere una governance che garantisca la crescita del Galilei secondo i piani industriali, tenendo qui cuore e testa dell’azienda. Nel cda dovranno esserci persone con l’autorevolezza per far rispettare questi indirizzi. E che stiano lì dentro a schiena dritta. La campagna campanilistica di una parte del nostro gruppo dirigente per costruirsi consenso è finita. Si apre una fase nuova».

Si dice: Pisa è troppo subaterna a Firenze, specialmente con Renzi premier...

«Tra Pisa e Firenze ci deve essere alleanza per essere competitivi. Pisa ha tutto per diventare capitale dell’innovazione in Italia. Ma anche qui dobbiamo uscire dai campanilismi. Esempio: non si possono avere quattro poli tecnologici in pochi chilometri. Servono sinergie. Dobbiamo andare oltre i nostri confini, altrimenti si ragiona come si è fatto negli ultimi venti anni e il nostro territorio continua a perdere».

Cosa prevedono per questo i programmi regionali?

«Una priorità è il ridisegno istituzionale attraverso le aree vaste. Da una parte abbiamo una città metropolitana, dall’altra territori piccoli che parlano male e poco tra loro. Va creato presto un sistema che metta insieme Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara. Una sola voce per cooperare con la città metropolitana di Firenze. Senza diventa tutto più difficile».

E’ anche un obiettivo del sindaco Marco Filippeschi: che giudizio dà del suo operato?

«Positivo. Pisa ha avuto in questi anni una velocità importante di sviluppo. Ora però deve prendersi il ruolo giusto per mettere insieme le realtà comunali vicine. Non dicendo: io vi annetto tutti. Bensì, costruiamo insieme una città da 200.00 abitanti. Solo se siamo più grandi possiamo essere più forti».

Torniamo alle regionali: lei sarà candidato?

«Si confronteranno le due visioni che dicevo prima. Non è un problema di nomi, ma di quali posizioni rappresenteranno. Nel mio caso, ricevo sempre più spinte forti ad essere di questa partita. Sto valutando questa possibilità».

Ci saranno le primarie per il candidato presidente?

«Domani vedremo. Conosco Luciano Modica dai tempi dell’Università. Lo sforzo che sta facendo il suo gruppo è uno stimolo per tutto il Pd. Se non ci saranno le primarie, queste energie dovranno essere coinvolte nella definizione delle strategie della Toscana, Un vero partito democratico è quello che coinvolge e non esclude».

Ha sentito Renzi?

«Renzi condivide il pensiero che la Toscana debba portare le sue eccellenze a livello mondiale. Se ci riusciremo, anche con l’aiuto del governo nazionale, tra dieci anni ci ritroveremo con vantaggi per tutti. La nostra città è viva, manca però uno scatto. Basta con il paragone con Firenze, abbiamo le possibilità per confrontarci con il mondo. Pisa può diventare un baricentro per lo sviluppo del Paese».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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