La protesta
Si fa fotografare con un I-pad rubato Aveva una Magnum
Rintracciato dai carabinieri al campo nomadi di Coltano ma dentro il container non c’erano né il tablet né il revolver
PIS.
Nell’Ipad rubato ai primi di dicembre in una casa di Riglione, erano finite foto mai scattate dal proprietario. Il quale si è visto quelle foto su Dropbox, un archivio mobile collegato all’Ipad. Chi in quel momento stava utilizzando il tablet non sapeva che il dispositivo al momento in cui si connetteva con una rete wi-fi, salvava in automatico le foto che venivano inserite. E che la vittima del furto poteva vedere sul suo computer di casa o anche sullo smartphone.
Così il proprietario dell’Ipad dopo la prima denuncia di furto, è tornato alla caserma dei carabinieri per mostrare ai militari le foto che erano state inserite nel suo tablet finito nelle mani di chissà chi. I carabinieri come hanno visto quelle foto sono sobbalzati sulla sedia: un giovane si era fatto fotografare mentre impugnava un revolver 357 Magnum. Inoltre, c’erano foto che sembravano refurtiva: denaro contante fra cui dollari, gioielli, orologi.
I carabinieri hanno guardato con attenzione quelle foto fino a individuare, sullo sfondo, le casette del campo nomadi di Coltano. Dalle foto, i carabinieri sono riuciti a identificare il giovane marocchino (l’unico residente a Coltano in un container) che si era fatto fare la foto con la pistola.
Così è scattata l’indagine e, dopo l’autorizzazione della magistratura, è partita la perquisizione. Ieri mattina al campo nomadi di Coltano sono giunte quattro pattuglie oltre all’unità cinofila alla ricerca della pistola e del responsabile del furto dell’Ipad. La perquisizione si è concentrata sul container e su un camper. Ma la Magnum non è stata trovata così come non è stato rinvenuto il tablet. Il marocchino ha detto che la pistola era un’arma giocattolo (i militari non ci credono, ndr) e gli era stata data da una persona senza fissa dimora. E le foto? È stato risposto ai carabinieri che quelle foto non erano state scattate con l’Ipad, ma risalivano all’estate scorsa. E anche della refurtiva apparsa nelle foto, non è stato trovato nulla.
Giovanni Parlato
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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