Sicurezza
In cerca di Galileo nella sua città natale
Le tracce più significative dello scienziato sono nella Domus di via Santa Maria, che però fatica a sopravvivere
di Maurizia Tazartes
PISA
Pisa non è soltanto la città della Torre, ma anche la città di Galileo. Quella in cui lo scienziato è nato, ha studiato e fatto esperimenti. Che cosa rimane oggi, qui a Pisa, di quel genio della scienza? Proviamo a seguirne le tracce. La Domus Galilaeana, in via Santa Maria 26, sembra quella più consistente. Situata in un bel palazzo, con un massiccio portone chiuso, potrebbe far pensare alla casa natale dello scienziato. In realtà, non lo è. Si tratta invece di un istituto scientifico, collocato nell'antico Palazzo della Specola dello Studio pisano, dedicato alla figura di Galileo e allo studio del suo pensiero. Creato nell'ottobre 1941, per volontà di un comitato presieduto da Giovanni Gentile, si è arricchito nel tempo sino a possedere una ricca biblioteca e un prestigioso archivio, consultabili dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13.
«Vengono soprattutto studiosi» dice Maura Beghè, una dei due bibliotecari, che da anni schedano e mettono on line l'eccezionale patrimonio. Oltre 40.000 volumi a stampa, in più opuscoli, manoscritti, documenti, carteggi, tra cui due lettere autografe di Galileo, una a Fra Paolo Sarpi, contenente la prima formulazione della legge di caduta dei gravi del 1604, e l'altra (in copia coeva) a Vincenzo Giugni. Tra i vari fondi librari e archivistici, confluiti per donazione e acquisto, ci sono quelli di Antonio Pacinotti, Enrico Fermi, Pio Emanuelli, Giovanni Virgilio Schiapparelli, Ettore Majorana «quest'ultimo catalogato e messo in rete» dice la bibliotecaria. Importanti sono la biblioteca e il carteggio di Antonio Favaro, curatore dell'edizione nazionale delle opere di Galileo, di cui la Domus Galilaeana ha l'originale, con l'immensa corrispondenza relativa alla preparazione dell'impresa.
Insomma, l'istituto, attualmente commissariato e gestito dalla Scuola Normale, che cura la ricerca scientifica e digitale, è un pozzo di San Patrizio per gli studi su Galileo e la scienza. «Vive- o meglio sopravvive - con 2000 euro del Ministero e circa 30.000 della Fondazione Pisa» spiega Maura Beghè. Ma c'è ancora la casa dove Galileo ha visto la luce in quel felice 15 febbraio 1564? Dopo ricerche è stata identificata, oltre cinquant'anni fa, in via Giuseppe Giusti 26, vicino alla chiesa di Sant' Andrea Foris portam, dove oggi c'è una targa commemorativa. Era la casa dei nonni materni Ammannati. Un'altra lapide, tra Borgo Stretto e via dei Mercanti, ricorda invece la dimora affittata nel 1563 da Vincenzo Galilei, padre di Galileo, per viverci con la moglie Giulia Ammannati e i figli.
Certamente il giovane Galileo ha assorbito l'aria delle piazze e dei borghi pisani, ma nel palazzo della Sapienza la traccia è più forte e precisa. Vi ha studiato medicina dal 1580 al 1585 e vi ha teoricamente insegnato: infatti, tornato da Padova, nel 1610 ottenne dal granduca di Firenze l'incarico di "primario matematico dello Studio di Pisa e primario matematico e filosofo del Granduca". Ma con il permesso di rimanere a Firenze a seguire le sue ricerche, considerato che lo stipendio di professore sarebbe stato insufficiente per l'alto tenore di vita cui lo scienziato era ormai abituato.
A ricordare Galileo ci sono poi la Torre e la Cattedrale. Nel Duomo infatti, c'è la grande lampada, dalle cui oscillazioni, secondo il biografo Vincenzo Viviani, lo scienziato avrebbe derivato la scoperta dell'isocronismo del pendolo. Mentre dalla Torre avrebbe fatto esperienze sul moto dei gravi, alla presenza di insegnanti e allievi dello Studio pisano.
C'è poi un dipinto molto curioso, conservato oggi nel Museo di San Matteo, ma proveniente dal Duomo, che riporta una precisa testimonianza di Galileo. Si tratta di un baldanzoso e muscoloso san Michele che cavalca il demonio, sdraiato oscenamente sotto di lui, dipinto a metà Cinquecento dal pesciatino Benedetto Pagni. Il gesto indecoroso in un'opera religiosa, che doveva rappresentare san Michele Arcangelo che abbatte il diavolo, aveva colpito Galileo: «Io mi ricordo veder rimuovere in Pisa, da una chiesa principale, una tavola, entrovi il corpo di San Michele col demonio sotto, pur in atto disonestissimo» aveva commentato. All'insegna di Galileo c'è poi Il Museo degli strumenti per il Calcolo in via Bonanno nell'area degli ex-macelli, che fa parte del Sistema Museale di Ateneo dell'Università di Pisa ed è gestito insieme alla Fondazione Galileo Galilei. Nato nell'aprile del 1989 si occupa di conservare macchine e strumenti scientifici. «Purtroppo non abbiamo niente di Galileo, ma c'è un compasso conservato alla Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa» dice il curatore Giovanni Cignoni. Ma certamente l'anima di Galileo aleggia in ogni strumento, anche nei più sofisticati computer.
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