Sicurezza
La sorella di Anna: «Sono stravolta»
Un vicino: avevamo un’idea delle condizioni in cui vivevano, ma non davano confidenza. Tensione tra parenti e stampa
PISA. A un paio di metri dalla casa della tragedia, lungo lo stesso marciapiede, c’è l’abitazione della sorella di Anna. Al primo suono di campanello apre la porta.
«Sono stravolta da quando mi hanno detto che erano morti, ora però non riesco a parlare, non so dire altro» congeda il cronista.
Un rapporto, quello con Anna, che, secondo i vicini, si era incrinato. «So che da anni non parlavano con i parenti – racconta una vicina di casa – non ho idea del perché. Nessuno sapeva niente di loro: non parlavano con nessuno. Io conoscevo meglio la sorella di lei, che aveva una merceria. Vivevano proprio qui accanto, stavano male, eppure non sapevo praticamente niente di loro».
All'esterno apparivano riservati e poco socievoli. Nella loro casa vivevano accampati tra rifiuti e abbandono. I vicini vedevano passare Anna e Leonardo ma non conoscevano la loro storia e il degrado che li circondava. Riservati e schivi, appunto, li descrivono i vicini di casa dei due anziani coniugi trovati morti in casa la sera del 28 gennaio. Rolando Vangelisti, titolare di un negozio di rettifica motori, racconta che «da qualche tempo lei sembrava assente e non parlava. Ho notato che aveva difficoltà a camminare e ho avuto l'impressione che non stesse bene. Li incontravo raramente - dice – vedevo più spesso lui (Leonardo Pagni, ndr). Era un tipo che difficilmente ti rivolgeva la parola. Lo incrociavo mentre tornava con le buste della spesa, stava con il capo basso e non salutava. Tutti, qui intorno, avevano un'idea delle condizioni in cui vivevano, ma loro non davano confidenza e non chiedevano aiuto». La porta di casa Pagni non è stata sigillata. Affacciandosi, la prima cosa che si nota è il fetore e la devastazione all'interno. Vivevano in quella casa da accampati. Al piano di sotto un corridoio stretto di 5 metri, la prima stanza, sulla sinistra, e un bagno fatiscente con un water e un rubinetto. Di sopra, una camera. Rifiuti ovunque, anche sotto alla rete del letto, due librerie piene di libri e fili che passano da una parte all'altra della stanza con ancora qualche panno steso ad asciugare. Nessun impianto di riscaldamento. Un giardinetto sul retro con ciarpame in ogni dove, come una discarica. Proprio accanto a quella porticina di vetro e alluminio dietro a cui si nascondeva il degrado, c'è quella dei parenti, solida e blindata.
Ieri pomeriggio ci sono stati momenti di tensione davanti all'abitazione dei coniugi Pagni. Poco dopo l'ora di pranzo, alcuni parenti hanno chiamato la polizia per allontanare i cronisti. «Sono entrati nella casa stamani, non va bene. Andate via! Abbiamo chiamato la polizia». I familiari di Leonardo Pagni e Anna Sartini fanno scudo davanti all’ingresso dell’abitazione di via Fiorentina, inaccessibile proprio come quando i due coniugi erano ancora in vita. «Spesso il marito di Anna usciva per delle commissioni la mattina presto. Un signore anziano tutto curvo, non salutava mai – racconta Anna Narbone, una vicina di casa -. La signora stava sempre in casa, non la vedevo da molto tempo. Nessuno sapeva nulla di loro. Io non sapevo neanche che avessero figli».
Cesare Bonifazi Martinozzi
Sharon Braithwaite
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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