Attenzione
Bimbo non visitato: «Non c’era urgenza»
Parla lo specialista pisano che lavora all’ospedale Versilia: il pediatra poteva affrontare la situazione
VIAREGGIO. La storia è tutta riassunta in due referti, quello dell’ospedale Versilia e l’altro, dell’ospedale di Pisa, entrambi del 18 gennaio scorso.
Un bambino di cinque anni, un mal d’orecchio abbastanza forte, con perdita di sangue, tanto da far arrivare i genitori al pronto soccorso del Versilia, una telefonata del pediatra di turno al collega otorino reperibile che non ritiene di dover visitare il piccolo paziente. Tanto che nel referto del pronto soccorso si legge: «Si contatta il dottor Ghelardi che si rifiuta di venire, non ritiene utile per il caso una sua consulenza urgenza». Il pediatra invia il bambino al pronto soccorso di Pisa, con la richiesta di “visita otorinolaringoiatrica urgente” ed il piccolo paziente, valutato con codice verde (urgenza differibile) viene dimesso con la diagnosi di “otite bollosa emorragica” e l’indicazione di lavaggi e farmaci.
Pediatra del pronto soccorso e genitori del piccolo hanno valutato negativamente la mancata visita da parte di Federico Ghelardi, che oggi è facente funzione di primario al Versilia. Ma lo specialista, che è pisano, respinge al mittente ogni accusa e propone una lunga serie di motivazioni al proprio comportamento. A cominciare dal fatto che «la reperibilità è una cosa seria e va utilizzata con cautela». Perché i numeri sono quelli che sono nella sanità 2015 ed i cinque medici del reparto al Versilia devono vedersela con tutti i compiti che la professione propone; ambulatori, sala operatoria, reperibilità e tutto il resto. E perché l’ospedale Versilia non ha le cosiddette “guardie attive”, per tutta una serie di specialistiche mediche, ma - appunto - attiva la sola reperibilità.
«Quando c’è da correre per un’urgenza si corre e non c’è discussione», racconta Ghelardi: «Appena qualche notte fa, da reperibile, sono tornato in ospedale per una persona con una grave difficoltà respiratoria... Ho timbrato la fine della reperibilità alle 7,45 e ho ritrimbrato l’inizio del turno in sala operatoria per poi lasciare l’ospedale alle 14,15... È la nostra di vita e il nostro lavoro, niente di più».
Detto questo - aggiunge l’otorino - «nel bagaglio culturale di un pediatra ci deve essere anche trattare un caso come quello che si è presentato al collega del Pronto soccorso». Un caso che l’ospedale di Pisa «ha valutato come codice verde, dando le stesse indicazioni che avevo fornito io al telefono, spiegando che i genitori andavano rassicurati e che avrei visto il bambino in ambulatorio la mattina successiva».
Ghelardi ha valutato, insomma, che un’otite di quel tipo - in un periodo considerato di alta viralità come quello che ha caratterizzato l’inizio 2015 ed i picchi influenzali che ancora non accennano a scemare - fosse un caso, per così dire, “classico”. Che il pediatra in turno al pronto soccorso avrebbe dovuto valutare in proprio, avvalendosi della propria esperienza supportata dalle indicazioni e rassicurazioni del collega specialista al telefono. Anche considerando - ricorda il dottor Ghelardi - che il paziente, come si trova scritto nei referti, non aveva febbre. (d.f.)
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