Toscana
Assolto Genazzani dall’accusa di truffa ai danni dell’ateneo
Stessa sentenza anche per altri tre imputati in concorso Erano veri e regolari i contratti per la ricerca scientifica
PISA. Assolti perché il fatto non sussiste. È la sentenza pronunciata con la formula più ampia nel tardo pomeriggio dal giudice monocratico Donato D’Auria nei confronti di quattro imputati finiti sotto processo per truffa un concorso.
Il pubblico ministero Giovanni Porpora aveva chiesto una condanna a un anno e 6 mesi per tutti gli imputati.
L’università si era costituita parte civile chiedendo una risarcimento danni quantificato di 50.000 euro.
Assolti. Sentenza di assoluzione per Andrea Genazzani, 73 anni, di Calci, ginecologo, ex accademico di livello internazionale, già docente universitario, luminare della procreazione assistita; Antonio Cosimo Prete, 57 anni, docente di ingegneria informatica, ultimo presidente e amministratore del Consorzio Pisa Ricerche da anni in fallimento; Marino Marini, 71 anni, all'epoca dei fatti segretario amministrativo del dipartimento di procreazione assistita all'università di Pisa; Maria Gabriella Campani, contrattista del Consorzio al tempo degli episodi finiti sotto la lente della magistratura.
L’accusa. Secondo la Procura sarebbero stati stipulati contratti per la ricerca scientifica commissionati dall'università, pagati con soldi pubblici, ma ritenuti fittizi.
Le contestazioni riguardavano alcuni contratti tra università e Consorzio Pisa Ricerche per un ammontare di oltre 50.000 euro. Stando all'accusa quei rapporti tra committente ed esecutore delle prestazioni erano fasulli. Il verdetto non ha ritenuto fondata questa impostazione.
La difesa. I legali dei quattro imputati - gli avvocati Alessandra Papineschi, Anna Francini, Michele Baldi e Giulio Venturi che ieri hanno discusso in udienza – hanno sempre sostenuto e ribadito in aula che i contratti non erano fittizi e le attività, riguardo alle ricerche in campo medico con inserimento dei dati, si erano svolte regolarmente.
Gli avvocati sono riusciti a dimostrare che l’attività era stata effettivamente svolta per realizzare quelle ricerche commissionate da soggetti privati.
Parte civile nel processo si era costituita l'università con l'avvocato Sandra Bernardini.
La storia. Il caso era esploso a livello interno nel 2008 e un esposto anonimo era arrivato in Procura qualche tempo dopo. Indicazioni ritenute sufficienti per aprire un fascicolo e ottenere un processo per truffa in concorso.
Il dipartimento universitario di medicina della procreazione e dell'età evolutiva, all'epoca diretto dal professor Genazzani, collaborava anche come soggetto privato con aziende che davano contributi per sperimentazioni di laboratorio, analisi o farmaci.
Quando il contratto si chiudeva il contributo veniva ripartito in varie voci: acquisto di materiale per la sperimentazione, missioni, spese per collaborazione esterne o del personale.
Pietro Barghigiani
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