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Pisa

Nel ricordo di Luca donati alle scuole due defibrillatori

Nel ricordo di Luca donati alle scuole due defibrillatori

Il centauro morì mentre era in moto per un arresto cardiaco Il padre e gli amici impegnati nell’acquisto degli apparecchi

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PISA. Amava le moto e voleva strade più sicure. E su una moto in strada perse la vita. Ma a tradirlo non furono imprudenze o quella rotatoria dal cordolo rialzato a Ospedaletto contro cui andò a sbattere. Fu il cuore malato a spegnere la breve esistenza di Luca Ponzecchi la sera del 26 agosto 2013. Nel ricordo di Luca e per evitare che altri giovani si trovino indifesi di fronte a un blackout cardiaco, il papà Franco, e gli amici del 17enne, hanno donato due defibrillatori alle scuole frequentate dal centauro scomparso troppo presto.

Il primo apparecchio è stato donato all’Itis Leonardo Da Vinci, istituto a cui Luca era iscritto. L’ultima donazione è avvenuta alla media Fucini dove Ponzecchi aveva trascorso i suoi tre anni prima di approdare alle superiori. Ponze#39 era il nome di gara del giovane centauro che le acrobazie le riservava alle competizioni da cross. In strada, sapendo distinguere tra gare e spazi dove si possono creare pericoli, era un motociclista disciplinato. Che pretendeva di viaggiare in sicurezza. Dopo la morte di un 17enne, Fabio Galianese, di San Giuliano, era stato proprio Luca, con altri amici, ad organizzare una "motociclettata" per modificare un "guardrail killer" contro il quale a Montuolo (Lucca) era morto il giovane dopo una caduta dalla moto.

La sera che il destino decise che era giunta la sua ora, Luca stava percorrendo in moto la strada che porta alla rotatoria della Pace. Un automobilista vide il centauro sbandare per qualche metro senza motivo per poi accasciarsi al suolo finendo contro la rotonda. Si è saputo poi che Luca soffriva di una seria patologia cardiaca. Un aggravamento di quella malattia gli fu fatale proprio mentre era sulle due ruote. Aveva scritto su Facebook: «In moto si muore, è vero, ma non c'è modo migliore per vivere il tempo che ci è concesso e, se ancora non lo avete capito, lasciate stare, non lo capirete mai».

Le donazioni sono state seguite dal cardiologo Maurizio Cecchini, instancabile testimonial dell’importanza del defibrillatore nei luoghi pubblici e negli impianti sportivi.

«Abbiamo tenuto il corso davanti ai ragazzi, ai professori, ai genitori, spiegando come queste macchine possano salvare la vita di chi è colto da arresto cardiaco – spiega –. Abbiamo insegnato a fare un massaggio cardiaco, a come comportarsi in caso di emergenza. I ragazzi della Fucini mi hanno sorpreso per l’acutezza e l’appropriatezza delle domande». Sull’impegno di Franco Ponzecchi, il dottor Cecchini chiosa: «Per me è stato un momento di emozione: da una parte riscontrare la forza di un genitore che riesce a trasformare il dolore cupo in un'azione positiva e altruista e dall'altra riscontrare l'interesse di questi giovanissimi ragazzi ad un argomento così delicato come la morte improvvisa. Voglio ringraziare davvero di cuore Franco Ponzecchi e Paolo Cappagli, il direttore dell'istituto per aver organizzato l'evento». Quello sistemato alla Fucini è il defibrillatore numero 244 della campagna portata avanti dal cardiologo pisano.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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