Finanza
Pisa seconda in Italia per trapianti
Solo a Torino più innesti di fegato. In 19 anni ne sono stati fatti più di 1600. Uno su 4 non ce la fa
PISA. Quest'anno molti giovani italiani compiranno 19 anni. Una ricorrenza senz'altro importante, ma sarà un compleanno del tutto particolare per quattro persone che, nel 1996, vennero sottoposte con successo ai primi trapianti di fegato a Pisa (nel complesso furono nove). Sì, perché ricevere un organo nuovo dopo una drammatica, lunga attesa d'un donatore compatibile, è sempre come nascere una seconda volta, anche se rimane sempre vivo, in chi riceve, il pensiero a chi ha deciso di donare.
Da quel tempo, il percorso è inevitabilmente continuato, le tecniche operatorie, rianimatorie, farmacologiche sono migliorate, perfezionata ed allargata è oggi l'organizzazione. Tale organizzazione ha permesso di raggiungere la cifra di 1617 trapianti di fegato. Non sempre purtroppo, data la delicatezza e le difficoltà delle situazioni, è andato bene per tutti. Uno su quattro, in percentuale, purtroppo non ce l'ha fatta. «Ed ogni volta - dice Franco Filipponi, direttore dell'unità operativa di chirurgia epatica e del trapianto di fegato all'Azienda ospedaliero universitaria pisana nel ricordare la storia di questo percorso di dolore e speranze - se ne va una parte di noi».
«Per dare comunque una dimensione di cosa rappresenti per Pisa, l'attività di trapianto di fegato - aggiunge - diciamo che cifre alla mano (107 interventi lo scorso anno) è seconda in Italia soltanto a Torino. Ma il valore aggiunto e sorprendente che ho potuto constatare, giungendo giovane chirurgo da Firenze, è la cultura della donazione già saldamente radicata nella popolazione. Il senso della dimensione di questo piccolo mondo, alla base del percorso operativo, è che l'indice di donatori in Toscana si dimostra molto superiore alla media nazionale e, addirittura, segue quello della Spagna che registra un livello primo in Europa e doppio rispetto a quello italiano».
«Voglio dare comunque il giusto merito a Franco Mosca. Accanto a lui ho iniziato i primi anni della mia attività chirurgica. In quasi vent'anni non tutto, e sempre, è stato facile. L'andamento degli interventi ha subìto fasi altalenanti. Al di là dell'impegno del gruppo che è rimasto costante e totale, i risultati, come anche nelle donazioni, hanno dovuto risentire e non poco di momenti sociali ed organizzativi diversi nella loro portata. Certo, pur con alti e bassi, la dimensione del nostro cammino è stata in ogni modo progressivamente più ampia e sentita. Un segnale importante e tangibile di come il cuore della gente si mantenga grande e come lo spessore strutturale delle istituzioni e degli operatori non abbia mai perso la indomabile spinta a migliorare. Vedo dunque la mia esperienza in continua evoluzione ed in particolare, in una fase di comprensibile passaggio generazionale. I risultati si ottengono se esiste una valida squadra e questa squadra c'è. Mi affiancano attualmente Giuseppe Arenga, Emanuele Balzano, Paola Carrai, Gabriele Catalano, Laura Coletti, Paolo De Simone, Davide Ghinolfi , Giovanni Tincani e tutto il personale infermieristico».
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