Sicurezza
«Così si spartivano gli appalti»
Testimone accusa anche un dirigente del Consorzio Basso Valdarno
PISA. Per avere la certezza di aggiudicarsi la gara dovevano pagare in anticipo il 3 per cento sull'importo dei lavori in ballo. Percentuale che, a causa della sopraggiunta crisi economica, era passata al 5 nell'ultimo paio d'anni. Soldi che, attraverso uno degli imprenditori coinvolti, colui che si occupava spartire gli appalti e mettere d'accordo tutti i partecipanti, più o meno sempre gli stessi, finivano poi al direttore generale Franco Fambrini. Era così che funzionava al Consorzio di bonifica del Padule di Fucecchio.
O almeno, questo è ciò che, chiamato a deporre sul banco dei testimoni nel corso dell'ennesima udienza del processo "Untouchables" sugli appalti pilotati, ha confermato il geometra Aldo Stefano Guggino, dal 1995 dipendente dell'ex consorzio del Padule, adesso accorpato nel Consorzio di bonifica del Basso Valdarno, di cui, tra l'altro, Fambrini è attualmente vicedirettore generale e responsabile generale nella sede di Pisa.
Nel processo con il giudizio immediato attualmente in corso in tribunale a Pistoia nei confronti di 16 imputati, solo una delle tante gare d'appalto contestate dalla procura nei numerosi capi d'imputazione riguarda il Consorzio di bonifica del Padule: quella aggiudicata alla Leopoldo Rosi spa per interventi strutturali sul torrente Pescia di Collodi. Tuttavia saranno ben venticinque quelle oggetto del processo "Untouchables bis", che inizierà (e che probabilmente sarà subito riunito con l'attuale) il 19 gennaio e che vedrà sul banco degli imputati 28 persone, molte delle quali sono le stesse del procedimento in corso.
Colui che organizzava e gestiva l'aggiudicazione delle gare bandite era, ha spiegato Guggino, Vasco Bartolini, titolare della Chips di Ponte Buggianese, deceduto nel febbraio 2011. Un ruolo il suo poi preso da altri imprenditori.
«Bartolini decideva la ditta che avrebbe vinto e organizzava le offerte in modo tale da pilotare l'aggiudicazione. Poi indicava a Fambrini quali ditte invitare alle singole gare. Per ottenere l'aggiudicazione dei lavori si doveva pagare la percentuale del 3% sull'importo dei lavori ottenuti, che negli ultimi anni era salita al 5%. Fino al 2102, le ditte invitate erano solo sei o sette. Sempre le stesse. Quelle che stavano al gioco. «I soldi - ha spiegato - venivano presi da Bartolini e poi passati al Fambrini, che era colui che predisponeva le condizioni della gara tenendo anche conto delle caratteristiche della ditta che avrebbe dovuto vincerla. Fambrini procedeva a invitare determinate ditte. Alcune ditte venivano escluse adducendo difetti formali che in realtà non sussistevano».
Il testimone ha poi ricordato una violenta lite tra Fambrini e il collega Lorenzo Galardini, incaricato di redigere le valutazioni sulle ditte da invitare alle gare: «Venne caldamente consigliato di inserire nomi diversi. E lui stesso, il giorno dopo, mi raccontò di aver ricevuto una telefonata minatoria: “Ingegnere, stia attento a quello che scrive" gli dissero».
Massimo Donati
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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