Il Tirreno

Pisa

«Poli tecnologici, maggiore apertura a soggetti privati»

di Francesco Loi
«Poli tecnologici, maggiore apertura a soggetti privati»

L’onorevole Maria Chiara Carrozza (Pd): «Regione interessata Occorre un piano di rilancio, ma il modello può cambiare»

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PISA. «I poli tecnologici restano strategici, guai a parlare di dismissione. Ma serve un piano di rilancio». A parlare è Maria Chiara Carrozza, deputato del Pd, ex ministro dell’Università e della Ricerca, già rettore della Scuola Sant’Anna. I poli tecnologici sono stati costituiti per un ruolo di interfaccia tra il mondo dell’università e quello dell’impresa. I settori proprio dell’onorevole Carrozza. I poli - il tecnologico di Navacchio, Pont-Tech e Poteco - sono esperienze quasi ventennali arrivate ad uno snodo con la decisione della Provincia di Pisa di vendere le quote che possiede mettendole all’asta. Partecipazioni importanti: nel polo tecnologico di Navacchio supera il 46%. Il fronte d’incertezza che si apre è evidente.

Onorevole Carrozza, le quote vanno all’asta perché la Provincia è costretta per legge non avendo più quelle competenze…

«Al di là della legge penso debba intervenire la politica, perché sono stati fatti grandi investimenti nei poli tecnologici della provincia di Pisa e in generale in Toscana. Per cui un semplice atto di messa all’asta mi sembra una risposta burocratica che non è nello spirito della legge per l’abolizione delle province: non c’è l’eliminazione delle cose che le Province hanno fatto bene».

Quella della dismissione delle quote è una scelta che parte da lontano, rientrando nelle partecipazioni ritenute non più funzionali alle attività dell’ente…

«Se si dice di far uscire dai poli la partecipazione pubblica non si deve vederla come una dismissione, ma come una valorizzazione, un’operazione di integrazione e fusione. Sono contraria alla parola dismettere. In questo modo si tratta di fatto di una privatizzazione senza dirlo».

In più ci sono forti dubbi che di questi tempo qualcuno compri…

«Non so a chi possa interessare un’operazione del genere. C’era un disegno di integrazione intanto di Navacchio e Pontedera: sono anni che se ne parla e che noi operatori dei settori della tecnologia e dell’innovazione auspicavamo come soluzione. Non è mai stato fatto niente per le resistenze di chi si occupava dei due poli. Penso però che sia interesse dei Comuni di Cascina e Pontedera, e anche degli operatori del settore, pensare a un piano di integrazione. Certo che con un bando aperto per la cessione delle quote non mi sembra possibile».

Quale può essere una soluzione?

«Ne ho parlato all’assemblea regionale del Pd. Ho avuto rassicurazioni sia da Filippeschi, presidente della Provincia di Pisa, che dalla Regione. Anche il governatore Rossi ha detto che i poli tecnologici non andranno persi. Questo non significa che i poli debbano essere necessariamente a partecipazione pubblica, ma che ci debba essere un disegno di valorizzazione sulla base delle valutazioni delle esperienze in corso. Ma deve esserci anche un segnale a coloro che operano nei poli che non vengono buttati via o che sono un modo per ripianare i debiti, ma che vengono considerati strategici per Regione e Comuni».

La Regione potrà avere un ruolo diretto?

«Le parole di Rossi sono state chiare, dunque ci si aspetta un piano di rilancio. Giusto pensare all’evoluzione di questi poli che non sono più quelli di venti anni fa. Ma senti dire che restano strategici è importante. In Italia, come a Padova, ci sono parchi scientifici anche privati. Noi abbiamo un modello toscano a partecipazione pubblica, ma che potrebbe essere riconiugato in un’ottica di maggiore partecipazione privata».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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