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Pisa

«Io, dalla città operaia agli errori di Renzi»

«Io, dalla città operaia agli errori di Renzi»

Oggi Carlo Scaramuzzino compie 70 anni, 50 dei quali sulla scena politica pisana. I rapporti Pd-Sel

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PISA. Oggi Carlo Scaramuzzino compie 70 anni. Dei quali più di 50 a Pisa. La partenza è la laurea in lettere, poi è dipendente all’Opera Universitaria, alla Regione Toscana e infine dirigente in Provincia. Sposato con Rossella Di Beo (insieme hanno scritto di recente “L’Europa Sociale nel XX secolo”), tre figli tutti adulti, Nicola, Manela e Luca; una nipote, Nora. La sua storia politica è intensa: iscritto al Pci dal 1966, radiato dal partito nell’estate successiva, fa parte dei movimenti studenteschi (Potere Operaio), di nuovo nel Pci fino allo scioglimento, poi nel Pds/Ds; non ha aderito al Pd. Ora è presidente dell’assemblea regionale di Sel.

E’ stato consigliere ed assessore comunale a Pisa dal 1976 agli inizi del 1990 (crisi della giunta Granchi e commissariamento del Comune); candidato sindaco nel 2008 con la Sinistra Arcobaleno, consigliere comunale fino al 2013. E su tutto l’importanza del ruolo della famiglia nello svolgimento delle proprie attività. E’ stato anche nel cda della Sat, aeroporto Galilei, dalla nascita della società (1980) al 1994. E’ presidente della Casa del Popolo di Putignano, circolo Arci.

Scaramuzzino, che Pisa era quella di 50 anni fa?

«Aveva un centro storico popolare: S. Andrea, La Nunziatina, S. Lorenzo. Forte presenza operaia, dagli oltre 10.000 a Porta a Mare, ma anche Fiat, Marzotto, Ginori, Forest. L’Università aveva 6.000 studenti, oggi sono dieci volte di più. Spiccava nel 1968 la sintonia studenti-operai. L’aeroporto civile era insignificante, i Tir passavano da via Cattaneo e da viale Bonaini».

Dove si vedono i cambiamenti negli anni?

«Quando visito i luoghi ricostruisco le trasformazioni. Ricordo Palazzo Lanfranchi come scuola professionale, ma anche quando si parlava di trasformarlo in Consorzio socio-sanitario. E poi Palazzo Blu quando i vecchi proprietari (Conti Giuli) non partecipavano alla Luminara perché il sindaco era comunista (Bulleri). Il più importante atto urbanistico? La nascita del Parco naturale».

Il suo ritratto di Pisa?

«Faccio mia la definizione delle tre città, con l’esigenza di farle stare in sintonia: la città dei monumenti (turismo), quella degli studi, quella dei cittadini. Convivenza non facile, come dimostra la movida e la nascita dei comitati di cittadini contro le altre due città. Quello che sta accadendo per via Santa Maria».

I momenti di entusiasmo politico/amministrativo?

«La nascita della giunta Lazzeri (fine del potere amministrativo Dc) e poi la giunta con sindaco comunista (Bulleri). La nascita dei consigli di quartiere, una grande partecipazione popolare. Aggiungo la grande scommessa della Festa dell’Unità a Tirrenia nel 1982».

E la più grande delusione?

«Il commissariamento della giunta Granchi, con l’indisponibilità del Pci a votare il Prg Astengo. Mesi difficili: si sommarono la chiusura della Torre e il congresso di Rimini con lo scioglimento del Pci. Ricordo all’Odeon la grande supponenza di D’Alema, che difendeva la Bolognina, nei confronti di Ingrao».

Mai pensato di scrivere un libro sulla storia politica del secolo scorso a Pisa?

«Me lo hanno chiesto in tanti, ma non mi va. Ho voluto lavorare sui temi dell’Europa, con due libri a distanza di 10 anni».

L’impegno politico più recente di Scaramuzzino?

«Nel 2008 la Sinistra Arcobaleno insistette per la mia candidatura a sindaco, prendemmo il 10%. Ho messo la faccia in tutte le elezioni: sottolineo il 6% di Sel alle regionali 2010».

E oggi?

«Le politiche di Renzi in materia di diritti, lavoro, ambiente, idea d’Europa, dunque art. 18, Jobs Act, Sblocca Italia, sono distanti anni luce dai valori fondanti di Sel. Nel momento in cui queste politiche, come sta avvenendo, invaderanno anche le politiche locali, sarà difficile avere un positivo rapporto con il Pd nei territori».

A maggio le elezioni regionali: cosa succederà?

«Le strategie di Sel sono in fase di definizione. Il Pd ha tenuto la sua assemblea regionale: tanta autosufficienza e la costruzione di un percorso autonomo, rivolto sostanzialmente ai propri elettori. L’idea del “prendere o lasciare” dopo aver chiuso i giochi in casa non convince».

Francesco Loi

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