Sicurezza
Caso Ragusa, tradimenti e sospetti: tre anni senza Roberta
La donna scomparve il 13 gennaio del 2012. Il 6 marzo via al processo contro il marito
PISA. Aveva poco più di quindici anni quando la mamma svanì nel nulla. Daniele Logli usò lo strumento più familiare per un adolescente nel tentativo di lanciare l'appello nella ricerca della madre. Facebook divenne il megafono virtuale capace di amplificare un messaggio che dall'intensità dei primi giorni si è affievolito seguendo la parabola delle speranze di ritrovare in vita Roberta Ragusa.
Ora, a distanza di tre anni dalla sparizione dell'imprenditrice di Gello (tra il 13 e il 14 gennaio 2012, la stessa notte della tragedia della Concordia al Giglio), Daniele, diventato maggiorenne nel novembre scorso, è una delle parti offese nel procedimento penale contro il padre, Antonio Logli, per il quale la Procura della Repubblica ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio volontario e distruzione di cadavere. E' un ruolo che la vita ti assegna quando diventi adulto. Arriva l'ora delle responsabilità che non possono più essere delegate.
L'udienza dal gup è stata fissata il 6 marzo per un passaggio cruciale in uno di quei misteri destinati ad alimentare sospetti e sentenze "vox populi" in attesa di quella giudiziaria.
Da scomparsa a omicidio. Non avrebbe mai pensato Daniele che l'evoluzione di un caso che era sembrato un allontanamento volontario si trasformasse prima in un'indagine per omicidio e poi un eventuale processo per lo stesso reato. La mamma, cercata con disperati appelli in Rete, nella parte della vittima e il padre in quella dell'assassino. C'è anche la sorellina più piccola tra le sedici parti offese. Il Tribunale per i minorenni di Firenze ha nominato una curatrice speciale e sarà lei a decidere se costituirsi parte civile. Gli altri sono nove cugini e cinque zii residenti tra Roma, Lucca e Pisa. L'incognita resta Daniele. Il legame con il padre è molto forte e costituirsi parte civile significherebbe chiederne la condanna e il risarcimento dei danni.
Vorrebbe dire considerarlo colpevole. E questa posizione smentirebbe tutto ciò che c'è stato in questi anni tra padre e figlio. Un rapporto solido, protettivo. Anche troppo per le cugine di Roberta che da tempo non hanno più contatti con i Logli. "Quello che ci addolora è che i ragazzi pensino davvero che la loro mamma se ne sia andata volontariamente" hanno detto più volte lamentando un'interruzione delle relazioni naufragate con l'incedere delle indagini a carico di Antonio.
E' stato proprio il papà a portare Daniele in caserma dai carabinieri per la notifica del provvedimento che lo identifica tra le sedici parti offese. Antonio alla guida della moto e il figlio seduto dietro con i caschi a nascondere i volti per evitare gli scatti di fotografi e curiosi. Il padre accusato di aver ucciso la moglie che accompagna il figlio a ritirare l'atto che gli dà il diritto di costituirsi contro il suo genitore. Uno scenario complicato. E delicato. Non solo per l'aspetto processuale. Ci sono due ragazzi orfani di madre che devono gestire, almeno nella pressione spesso invasiva che un'indagine si porta con sé, il sospetto che l'autore dell'omicidio sia stato il loro papà.
Equilibrio e sentimenti non possono essere laterali in una storia nella quale ancora non si sa che fine abbia fatto una madre di famiglia sparita non ancora 45enne senza un motivo apparente.
Soldi e tradimenti. L'inchiesta ha fatto irruzione nell'esistenza dei protagonisti della vicenda. Gli effetti sono stati quelli di portare alla luce ciò che si vorrebbe riservato. Vite e abitudini radiografate. Non solo quelle di Antonio Logli. Il microcosmo di via Dini, dove viveva Roberta, è diventato la base di partenza per far capire agli inquirenti il contesto in cui si muovevano gli attori di questa tragedia. E allora le debolezze private hanno preso la forma delle prove d'accusa. Soldi da conservare, tradimenti da non svelare. Immacolata la vita di Roberta dedicata solo ai due figli e all'attività dell'autoscuola "Futura" a pochi metri dall'abitazione all'interno delle proprietà dei Logli. Una relazione extraconiugale che diventa un possibile movente è il segreto, invece, che Antonio vuole celare fin dall'inizio delle indagini e che lo porta a dire e fare cose che per gli investigatori sono bugie per mascherare un omicidio. Anche se lui ha sempre sostenuto di aver chiesto a Sara Calzolaio, ex baby sitter e segretaria dell'autoscuola, ex amante e ora compagna, di liberarsi dei telefonini solo per proteggerla dal clamore del caso. Stessa finalità per la cancellazione delle e-mail scambiate su un indirizzo creato ad hoc.
Le lettere. Le lettere di Roberta ad Antonio, le frasi che fanno intuire un amore che era stato intenso, ma avvilito dal progressivo disinteresse di lui. La supplica di far rivivere un sentimento, almeno per i figli. Il dramma di una donna che soffre per la condizione di separata in casa viene raccontato negli atti dell'inchiesta. Che ha un controcanto. Quello di Sara che spinge Antonio a decidersi di separarsi dalla moglie. I messaggi d'amore scambiati tra i due amanti sembrano presi dal diario di due adolescenti. Ma c'è una moglie che sospetta un tradimento, ma non sa chi è l'altra. E c'è un patrimonio a rischio in caso di divorzio.
Accusa e difesa. Per l'accusa quella notte Roberta scoprì Antonio al telefono con Sara. Di qui il litigio dopo essere uscita in pigiama nella vicina via Gigli. Una lite alla quale, per la Procura, avrebbero assistito due testimoni intorno all'una. Fuga volontaria quella dell'imprenditrice per Logli che sostiene di essere andato a dormire poco prima delle 00,30 e di essersi svegliato alle 6,45 senza trovare sua moglie nel letto. Uno scenario senza mezze misure. Daniele deve decidere entro il 6 marzo da quale parte stare. Contro il padre costituendosi parte civile o, in alternativa, rinunciare perché crede nella sua innocenza. E nella sua versione dei fatti: la mamma se ne è andata lasciando lui e la sorellina senza un perché. A 18 anni la vita ti può mettere alla prova senza fare sconti.
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