Sicurezza
Una Beach Arena al posto del bagno degli americani
Concessione non rinnovata, il Comune si tiene l’area. Vi sarà realizzata una struttura per sport da spiaggia
PISA. Non ci resterà che guardarli su YouTube i fuochi d’artificio che ogni anno attiravano migliaia di persone verso l’unica spiaggia europea sotto controllo delle forze militari a stelle e strisce: l’American beach di Tirrenia chiude e i fuochi pirotecnici, culmine dei festeggiamenti del 4 luglio (più noto come “Independence day”), saranno solo un ricordo, insieme ai barbecue immensi e a quell’amore/curiosità/soggezione che ha sempre accompagnato la gente di Pisa e dintorni nei confronti degli Stati Uniti.
La concessione sullo sbocco a mare della base militare di Camp Darby è scaduta il 31 dicembre e il Comando U.S. Army Garrison di Vicenza ha deciso di non rinnovarla, per risparmiare 114.000 dollari l’anno: sono una fetta dei tagli (500 milioni) che l’amministrazione Obama sta spalmando su tutta Europa per concentrare i suoi sforzi in nuovi punti del pianeta ritenuti più strategici.
Il Comune di Pisa è già subentrato, con un paio d’idee su come utilizzare l’area: allestire un’arena per sport sulla sabbia e/o farla gestire a privati; l’una non esclude l’altra. Di certo si vuole partire con la stagione 2015 e quindi il tempo non è tantissimo.
La “Beach arena” sarebbe costituita da un piccolo stadio in cui svolgere calcio o volley su sabbia e sono già in tanti i privati e le associazioni che attendono un bando per la gestione. Se ne riparlerà tra un mesetto abbondante; e già si può immaginare che l’inaugurazione estiva del nuovo corso sarà una festa. Ma adesso è il momento dei ricordi e dell’elaborazione del lutto.
Non sembri esagerato, perché Camp Darby ridimensionata e l’American beach che diventa “spiagga italiana” sono i segnali di un mondo che cambia: la presenza americana in Toscana ha sempre avuto un’influenza molto più pesante di quello che si vede. Solo per fare un esempio, si pensi alle cosiddette “Occheine”, cioè le ragazze che sapevano solo una parola d’inglese: «Okay». Eppure se la intendevano benissimo con quei ragazzoni tutti muscoli cresciuti a hamburger e fucili.
Sono gli anni Cinquanta e nell’Italietta della ricostruzione echeggia ancora il mito dello yankee che ci ha salvati: l’estate e l’American beach sono la migliore occasione per conoscersi e far nascere amori. In città si favoleggia su figli illegittimi e altro. Ma quello che conta è che il militare a stelle e strisce non è mai passato inosservato. Si pensi, ancora, a quel viale alberato che percorre il perimetro della base: così largo da far atterrare un caccia in caso di recrudescenze della Guerra fredda. Ma non così ampio da nascondere quei depositi militari (i più grandi d’Europa) di cui nessuno ha mai voluto parlare in modo ufficiale.
L’American beach negli anni ha anche creato un indotto di attività commerciali, in particolare strutture di ristorazione e ricettive. Ne parla persino “Stars and stripes”, l’organo ufficiale delle forze armate, che il 13 luglio 2014 aveva anticipato la chiusura della spiaggia. Nella patria del Primo emendamento, anche i militari hanno il coraggio di dire No. E in quelle colonne Steven Mechur, supervisore delle attività all’aperto a Tirrenia, esprime il suo dissenso: «Per me non ha senso chiudere tutto. I think it’s a shame». Traduzione facile: «Penso che sia una vergogna».
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