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Pisa

«Priorità degli americani ora sono Asia e Pacifico»

«Priorità degli americani ora sono Asia e Pacifico»

L’analisi del professor Strazzari sulle strategie militari e geopolitiche di Obama «Dopo la Guerra Fredda, la forza dispiegata su Pisa non ha più ragione di essere»

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PISA. Meno truppe di terra, più tecnologie e un'attenzione particolare verso l'Asia e il Pacifico. Nella nuova strategia militare del Pentagono, annunciata tre anni fa da Barack Obama, che ridefinisce le priorità degli Usa anche sulla base del taglio alle spese militari di oltre 500 milioni di dollari l’anno, la base di Camp Darby risulta probabilmente “superata” oltre che obsoleta dal punto di vista tecnologico. «Il Pentagono da tempo è impegnato nella cosiddetta operazione Pivot to Asia – spiega Francesco Strazzari, docente associato di Scienza politica dell'Istituto di diritto, politica e sviluppo della Scuola Superiore Sant'Anna - per “rincardinare” e ridispiegare la propria attenzione, anche militare, verso il continente asiatico. Un orientamento strategico verso l'Asia, legato molto alla presidenza Obama, che però fatica a concretizzarsi perché man mano che si cerca di spostare l'attenzione verso l'Asia, il Medio Oriente e il Mediterraneo diventano sempre più incandescenti».

I nuovi scenari geopolitici, i crescenti e sempre nuovi conflitti a Sud dell'Italia hanno probabilmente spinto gli Usa a puntare sulla base di Vicenza dove ci sono crescenti presenze dovute anche al cambio dell'apparato tecnologico-militare. «Probabilmente – continua Strazzari - l'arsenale, l'equipaggiamento e la forza militare dispiegata su Pisa non ha più ragione di essere nella misura in cui era nata nel contesto della Guerra Fredda, quando erano altre le linee logistiche e altri erano i punti di passaggio. I militari – prosegue il docente di Scienza politica - che rientrano dall'Africa, ad esempio, fanno scalo su Vicenza e non su Pisa. È verosimile quindi che nel ridispiegamento delle forze sul mappamondo globale, gli Stati Uniti stiano riallineando e riorganizzando le forze militari e che la base di Pisa abbia un'importanza minore».

Allo stesso tempo c'è però un movimento di truppe su tutto il fronte del Mediterraneo. «È possibile – aggiunge Strazzari - che ci sia bisogno di teste di ponte più avanzate nelle regioni del Sud e di grossi centri (come Vicenza, ndr) nel cuore dell'Europa. Tutto ciò è inserito in una logica più complessiva del “vorrei ma non posso”: c'è un tentativo di dispiegamento di forze verso la grande priorità che è l'Asia, ma c'è un grosso freno rappresentato dalle conflittualità nelle regioni del Mediterraneo, che richiedono un ingaggio maggiore. Ingaggio che gli Usa stanno ridisegnando attraverso l'uso di droni e forze speciali, in cui diventa fondamentale il concetto di reazione rapida. Gli Stati Uniti hanno bisogno di maggiore flessibilità e rapidità. I grossi concentramenti non hanno necessariamente più senso nelle modalità di ingaggio perché la tecnologia ha cambiato le necessità rispetto al territorio, che deve avere una valenza strategica e tattica differente. Si è inoltre modificato il concetto di minaccia, non più convenzionale, praticata cioè territorialmente con l'impiego di un esercito, ma con operazioni rapide e mirate e con l'impiego di forze speciali. In questo quadro – conclude il docente della Sant'Anna - è possibile che la base di Pisa veda ridimensionato il proprio ruolo, a fronte della conferma di altre basi nella linea delle operazioni statunitensi nelle regioni africane e del Mediterraneo».

Danilo Renzullo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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