Il Tirreno

Pisa

Zero privacy e monitor ko Per la Sepi debutto difficile

di Carlo Venturini
Zero privacy e monitor ko Per la Sepi debutto difficile

Aperti i locali della Società Entrate: utenti disorientati dalla scarsa segnaletica Il Comune: «Lo spostamento è avvenuto nel periodo delle feste, rimedieremo»

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PISA. E fu il caos. Così ha aperto i battenti la nuova sede della Sepi in via Battisti accanto al quartier generale dei vigili urbani. Il trasferimento della Società Entrate da piazza Facchini alla Sesta Porta è stato annunciato da mesi anche attraverso lettere ai contribuenti (residenti e commercianti) e quindi si auspicava che tutto filasse liscio. E invece no. «Colpa delle feste di mezzo», dice l’assessore al bilancio Andrea Serfogli. La sede della Sepi è nuova di pacca. Tutto dovrebbe essere perfetto. La realtà? Cartellonistica non visibile, monitor e display per l’utenza spenti, mancanza di rispetto della privacy, stampanti non collegate ai computer, queste sono solo alcune delle pecche della “novizia” sede della Sepi che ormai (dopo Monti e Renzi) non si sa di preciso a cosa serva visto che, questa volta a manifesti con caratteri cubitali, la Sepi avverte la spettabile utenza che lì non si conteggia e quindi non si paga né Imu, né Tari, né Tasi, né Iscop (Pisa è uno dei pochi comuni che ha messo l’imposta di scopo). Quasi tutte le tasse che gravano sui residenti o titolari e possessori di abitazione devono essere calcolate dal cittadino on line (vanno riempite 4 schermate di computer dal sito www.sepi-pisa.it) o dal suo Caf (l’iscrizione ai Caf va da 16 a 90 euro a seconda del reddito) o dal commercialista. Ognuno, compresi gli ultraottantenni, deve fare per conto suo.

Segnaletica. L’ingresso della Sepi va cercato con il lanternino come se fossimo Diogene, detto, non a caso, il cinico. Bisogna aguzzare la vista per trovare un cartellino di circa 25 centimetri posto ad altezza ginocchia. Gli altri cartelli che portano alla Sepi sono sempre della stessa dimensione ed appiccicati a transenne posticce. Una volta entrati nella sede ci troviamo di fronte a un susseguirsi di porte antincendio che sempre con cartelli piccolissimi invitano a salire ai piani alti.

Monitor ed accettazione. Una volta saliti ai piani alti, l’utenza è accolta da un solerte addetto della vigilanza privata o di qualche altra cooperativa che gestisce i servizi della Sepi che, trafelatissimo, deve fare da “display-man”. Questo addetto deve accogliere e informare, e quindi si deve far dire dal contribuente di cosa ha bisogno, gli rifila un bigliettino di carta su cui scrive a mano una sigla (incomprensibile) e poi, al tempo stesso, deve fare sù e giù per i corridoi per sapere dagli addetti allo sportello che numero debba chiamare. Di fatto deve ricevere, indirizzare e chiamare l’utenza. E siamo a Pisa, nella città culla di internet. Una città “smart”. L’addetto, ovviamente, chiama numeri di utenti già entrati o di persone che se ne sono andate visto che non si può sapere quando sarà il proprio turno.

Privacy. Per accedere agli sportelli, mancando il display elettronico, bisogna aspettare che la persona preposta allo smistamento chiami l’utente dicendo, ad esempio, «Numero 38, per sanzioni amministrative». Tutto coram populo. Magari all’ipotetico signor Rossi non va proprio giù che il signor Verdi sappia che è lì, alla Sepi, perché non ha pagato qualche balzello dovuto.

Stampanti e pc. Diversi monitor degli addetti della Sepi non erano collegati alle rispettive stampanti. Succede quindi che alla fine di una procedura amministrativa per il pagamento della tassa sui rifiuti, l’addetto debba stampare ad esempio un modulo F24. Peccato che lo stesso addetto debba inviare via mail l’F24 ad un collega che deve finire prima la sua pratica, e poi stampare il modulo al collega e portarglielo.

La replica. L’assessore Serfogli dice: «Lavoreremo subito sulla segnaletica. Lo spostamento della Sepi è avvenuto il 2 gennaio, in pieno periodo festivo, ma in massimo due giorni risolveremo anche le problematiche informatiche». L’assessore fa sapere anche che nessun Comune in Italia calcola l’Imu, l’Iscop e la Tasi e che ogni contribuente, oltre a pagare, si deve calcolare i tributi da solo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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