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Il tuffo di Befana: pisani e livornesi si somigliano solo una volta all'anno

Matteo Pelliti
Il tuffo di Befana: pisani e livornesi si somigliano solo una volta all'anno

Qui Pisa: il tuffo di Befana è un rito per malfidenti sognatori: si cerca l'ovvio - la scoperta dell'acqua fredda- ma si va anche a verificare una piccola sfida con se stessi

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Vederli e chiedersi «Ma perché lo fanno?» è un tutt'uno, per me, quasi ogni anno. Certo, il globalworming, il cosiddetto riscaldamento globale, ha migliorato un poco le cose, ma l'acqua, comunque, dev'esser ghiaccia il 6 gennaio, ghiaccia come l'aria in cui svolazza sulla scopa la Befana. Se non fosse ghiaccia quel ritrovarsi zuppi, insieme, che senso avrebbe? Che prova di coraggio e di beneficienza sarebbe mai? Tuffarsi a Ferragosto son buoni tutti, ma a Befana? Quasi...tutti. E poi, diciamolo, a gennaio l'addominale scolpito non lo si pretende ancora in società, il rotolo adiposo al girovita è segno che le feste sono state feste vere, familiari, all'insegna d'ogni farcitura e che la macrobiotica non ha vinto ancora la sfida lanciata al cotechino. Il tuffo di Befana è un rito per malfidenti sognatori: si cerca l'ovvio - la scoperta dell'acqua fredda- ma si va anche a verificare una piccola sfida con se stessi attraverso l'esperienza termica oggi meno conosciuta: patire il freddo.

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Così, il mare d'inverno non è più «un concetto che il pensiero non considera», come diceva il poeta, ma una frontiera per misurarsi e, magari, scoprirsi simili. Tuffarsi in acqua è una forma di battesimo e, quindi, di rivelazione. In quelle nudità fuori stagione, un fine etno-antropologo saprebbe forse distinguere, da un baffo arricciato dell'uno, da un monile a catena dell’altro, dalle forme e dagli stili dei tatuaggi variamente distribuiti, dal permanere o dal perdersi dell'abbronzatura conquistata con tenacia sull'epidermidi d’ogni età, l'appartenenza all'uno o all'altro campanile. Per l'osservatore distratto o forestiero, come me, in quell'umanità impavida gettata nell'acque gelide davanti Marina, come a fecondare di gioiosa incoscienza il mare, sta un senso di grande eguaglianza, se non di fratellanza universale. Deposte le divisioni territoriali, dismessi i cori, infusi nel mare freddo di gennaio, e solo lì, accade un'epifania: pisani e livornesi si somigliano! Succede a Marina di Pisa, ma solo una volta l'anno.

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