La manifestazione
Dromedari in pista all'ippodromo
Sorpresa per i bambini con due dei tre esemplari donati dagli scout Agesci all'Ente Parco di San Rossore
PISA. Il 6 gennaio a San Rossore quanti si recheranno all’ippodromo per le corse dei cavalli ma anche per la tradizionale consegna della calza della befana avranno una sorpresa. A rendere più ricca la coreografia scenderanno in pista per la prima volta due dei tre dromedari che gli scout dell’Agesci hanno regalato all’Ente Parco in occasione del meeting del mese di agosto.
I dromedari, spesso chiamati impropriamente "cammelli" perché così li chiamò Gabriele D’Annunzio nell’Alcyone, sono tre, provenienti da un circo equestre di Luino (ma uno ha appena due anni), cosicché in pista a San Rossore andranno i due adulti. Si tratta di un maschio e di una femmina di nove e dieci anni che rispondono ai nomi di Sultan e di Piccola.
Una bella sorpresa, soprattutto per i bambini, vederli entrare in pista dopo la quarta corsa con il loro carico di calze. Un’uscita pubblica che consentirà anche di far conoscere il ritorno dei dromedari a San Rossore. Ospitati al Boschetto, che fu la sede storica della "Reale razza dei cammelli", e tenuti al pascolo per larga parte della loro giornata, secondo il progetto del direttore dell’Ente Parco, Andrea Gennai, i dromedari adulti verranno soprattutto utilizzati per il trasporto dei rifiuti dalla spiaggia in quanto unico mezzo per raggiungere quelle zone senza danneggiare le dune. La spiaggia, infatti, non è servita da strade e l’uso di trattori e anche di cavalli può modificare lo stato dell’ambiente.
I dromedari a San Rossore hanno, come tutti sanno, radici storiche che risalgono alla metà del XVI secolo. Il primo esemplare fu infatti introdotto nel 1622 da Ferdinando III de’ Medici; nel 1663 il generale Ettore Arrighetti ne predò in gran numero ai turchi nell’assedio di Vienna inviandone alcuni in regalo al Granduca. Nel 1785 la mandria contava 134 esemplari e con i Savoia prese il nome di "Reale Razza dei cammelli". Gli animali erano utilizzati soprattutto per i lavori nel bosco mentre veniva commercializzato il loro pelame ricavato dalla tosatura. La presenza dei "cammelli" si interruppe con il passaggio della guerra che, con le molte distruzioni subite da San Rossore, vide depredate, per le esigenze alimentari delle truppe tedesche presenti in Tenuta, anche le mandrie di ovini, equini, bovini. Nel 1958, per volontà del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, fu riportata a San Rossore una coppia di "cammelli" - Galante e Bellaria – provenienti dalla Libia. Si riprodussero dando alla luce Nadir, Belinda, Mustafà e Alì ma nel 1976 anche l’ultimo di loro, dopo trecento anni di gloriosa presenza a San Rossore, si spense senza clamori di stampa.
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