Il Tirreno

Pisa

Per l’Arpat fu colpa degli escrementi degli uccelli

Nel 2005 morirono i pini di piazza Vittorio

Nel 2005 morirono i pini di piazza Vittorio

PISA. Il problema degli storni si era proposto in città a più riprese, soprattutto in piazza Vittorio Emanuele, suscitando anche un vivace dibattito. Ce ne eravamo occupati compiutamente per l’ultima...

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PISA. Il problema degli storni si era proposto in città a più riprese, soprattutto in piazza Vittorio Emanuele, suscitando anche un vivace dibattito.

Ce ne eravamo occupati compiutamente per l’ultima volta nell’estate del 2005, quando Gianfranco Mannini, delegato locale dell'Aduc (Associazione diritti utenti e consumatori), si accorse che buona parte dei pini apparivano secchi. L’idea era che la colpa fosse dei lavori per il parcheggio sotterraneo e presentò un esposto all'Usl per conoscere i motivi di questa situazione; l'Usl lo girò per conoscenza al Comune e per competenza all'Arpat, l'agenzia regionale per l'ambiente.

I risultati dell'indagine effettuata dall'Arpat, supportata fra l'altro dal parere di esperti di botanica dell'università, scagionarono il cantiere. A quanto pareva (ma Mannini non fu mai convinto) le analisi effettuate incolparono gli storni, o meglio le loro deiezioni. Il guano degli storni è infatti particolarmente acido, e siccome negli ultimi anni la piazza era stata letteralmente invasa da questi uccelli, il terreno stesso in cui affondavano le radici dei pini avrebbe raggiunto un'acidità tale da non consentire la sopravvivenza degli alberi.

Prima di allora, le ultime veementi proteste erano arrivate nel dicembre 2003: «Ombrelli aperti in piazza Vittorio Emanuele», titolavamo. Non solo perché dal cielo piovevano gocce di acqua, naturali in questa stagione, ma anche perché sugli alberi erano tornati gli storni, più agguerriti e «carichi» che mai. E bersagliavano involontariamente le tante persone che in piazza aspettavano il pullman. Chiaramente il puzzo che proveniva da così tanti assidui depositi non poteva che essere altrettanto assiduo, penetrante, nauseabondo. Una situazione che peggiorava, e non poco, quando pioveva. In questo caso infatti l'acqua propagava i cattivi odori fin dentro Corso Italia. Dopo le reti e i dissuasori acustici, si arrivò persino a proporre l’uso di falchi per allontanare definitivamente o eliminare fisicamente tutti gli storni della piazza.(a.sc.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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