Sicurezza
Cascina fa causa a Pisa ma perde e deve pure pagare le spese legali
Anche in appello viene respinta la pretesa di 390.000 euro per i costi di costruzione di una discarica. Cade per la seconda volta l’accusa di debitore insolvente nei confronti di Palazzo Gambacorti
PISA. Comune di Pisa batte Comune di Cascina 2-0. E nella battaglia legale che dura da undici anni il Tribunale condanna l’amministrazione cascinese pure a pagare le spese legali a Palazzo Gambacorti.
È una storia di soldi pretesi da una parte e non versati, perché ritenuta fuori luogo la richiesta, dall’altra. Un Comune accusa l’altro di essere un debitore che non paga i conti e non rispetta gli accordi. L’altro replica che sono richieste campate in aria e, in due gradi di giudizio, ottiene ragione.
Cascina voleva 390.748 euro da Pisa e nel marzo 2003, affidandosi all’avvocato Giuseppe Toscano - citò in giudizio il Comune per la riscossione dei quei soldi, considerati come un anticipo mai rimborsato. La somma riguardava le spese di progettazione, ricerche ambientali e gestione della discarica provvisoria in via Larga in località Tirassegno.
Secondo l’amministrazione di Cascina il Comune di Pisa avrebbe dovuto partecipare a una serie di spese, con altri enti, per far svolgere una ricerca ad un esperto chimico sul controllo ambientale ed epidemiologico nella zona industriale di Ospedaletto. Non solo. Palazzo Gambacorti, secondo Cascina, si sarebbe impegnato a partecipare alle spese di progettazione e realizzazione della discarica provvisoria di via Larga e a quelle per lo studio di valutazione di impatto ambientale della discarica di Pinzale. L’accusa era di aver rimborsato solo alcune fatture, lasciando ai cascinesi tutto l’onere delle realizzazioni «nonostante l'impegno assunto da un amministratore dell'epoca, contenuto nel telegramma del 27 ottobre 87».
Di contro il Comune di Pisa - difeso dalle avvocate Susanna Caponi, Giuseppina Gigliotti e Gloria Lazzeri - sia in primo che in secondo grado ha contestato le richieste di Cascina sostenendo che non c’erano la prova idonea a dimostrare il debito. Nel 2006 il Tribunale di Pisa dichiarava competente il Tar sulla materia.
Immediato il ricorso di Cascina con Pisa che contestava in toto il contenuto dell'atto di citazione in appello, «rilevando preliminarmente l'inammissibilità dell'appello per decorrenza dei termini ed il difetto di giurisdizione (poiché la controversia avrebbe dovuto essere decisa dal giudice amministrativo e non dal giudice ordinario) e ritenendo, quindi, corretta la decisione del giudice di prime cure».
La sentenza della Corte d’Appello chiude, per ora, la disputa legale: respinge l'appello proposto dal Comune di Cascina perché infondato e, dopo aver confermato la sentenza di primo grado, lo condanna al pagamento delle spese processuali a favore di Pisa pari a 10mila euro.
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