Sicurezza
Muore studentessa di quattordici anni
Era in ospedale per controlli al cuore. La telefonata alla mamma: «Sto bene, mi dimettono». Mezz’ora dopo il decesso
PISA. Aveva 14 anni e un sorriso che si apre alla vita con quella voglia di conoscenza che solo gli adolescenti riescono a trasmettere. Per quegli incastri del destino a cui nessuno sfugge, la sorte ha deciso di interrompere la giovane vita di Sonia Talbi, studentessa del liceo Dini morta all’improvviso poco dopo una visita di controllo in un ospedale a Bologna, il Sant’Orsola-Malpighi specializzato nelle patologie cardiache.
«Sto bene, mamma. Appena il professore firma le dimissioni ce ne torniamo a casa». Non è passata neanche mezz’ora da quando Sonia ha pronunciato questa frase alla madre che il suo cuore si è fermato.
Uno choc tremendo per il padre che era con lei nel policlinico bolognese, mentre la mamma era rimasta a Pisa per guardare gli altri tre figli di 20, 9 e 5 anni.
Sonia, nata a Tunisi, ma da anni in Italia con la famiglia, aveva frequentato le scuole medie Mazzini. A giugno si era diplomata e a settembre aveva iniziato la sua avventura scolastica al liceo Dini, classe prima C. Era appassionata di ginnastica ritmica che aveva praticato da piccola. Solare e gioiosa, non aveva avuto difficoltà a farsi ben volere.
La famiglia Talbi per diverso tempo ha abitato nel quartiere di Porta a Lucca stabilendo ottimi rapporti con la parocchia di Santo Stefano e l’associazione San Vincenzo De’ Paoli. «Me la ricordo che veniva il sabato pomeriggio per l’attività di sostegno scolastico» dice don Carlo.
Di recente si erano trasferiti a Cisanello, in un condominio davanti a Media World. Quando anni fa la studentessa aveva iniziato a mostrare sintomi sempre più seri di una salute precaria per un’ipertensione polmonare, il padre aveva lasciato il lavoro per dedicarsi a lei. Di famiglia musulmana osservante, Sonia portava il foulard per coprirsi capelli e collo, ma la sua religione non era un ostacolo nell’integrazione a Pisa o nelle relazioni con amiche e amici.
In quella galleria di stati d’animo catturati con uno scatto fotografico o scanditi con una frase che è Facebook, la studentessa sorride e gioca con i fratelli e la sorellina.
Si immortala da protagonista di selfie con amiche e scambia battute. Riceve complimenti per la sua avvenenza. Frammenti di una vita serena se non ci fosse stata quella malattia a dare pensieri. L’ipertensione polmonare le aveva provocato problemi al cuore. Da qualche giorno non respirava bene. Un primo consulto a Cisanello aveva spinto i genitori a presentarsi in un centro specializzato a Bologna. Era stata ricoverata. Al suo fianco sempre c’era il papà. Avrebbero dovuto essere visite di controllo, di quelle che si fanno andando dagli specialisti per essere sicuri venire a capo o di poter controllare con maggiore consapevolezza quello che ci tormenta. Le avevano cambiato la cura. Ma per i familiari non sarebbe stata la causa dell’aggravamento fatale.
Alle 16,30 di un giorno di fine anno dove più che bilanci si fanno buoni propositi, il cuore di Sonia si è spento cancellando per sempre il suo sorriso. L’ospedale ha svolto una riscontro diagnostico per capire la l’origine della morte e non ci sono inchieste aperte per accertare eventuali responsabilità.
«Così ha voluto il destino» ha confidato il papà agli amici che hanno confortato in un momento di straziante dolore. Per volere dei genitori la salma della studentessa verrà rimpatriata in Tunisia.
«Come associazione cercheremo di raccogliere qualcosa per le spese – spiegano alla San Vincenzo De’ Paoli –. Il consolato dovrebbe, comunque, intervenire. Era così dolce Sonia e poi la sua famiglia, gente davvero perbene».
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