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Cantiere, stop illegittimo: pronta la causa milionaria

Pietro Barghigiani
Il rustico da ristrutturare a Ghezzano
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Il rustico da ristrutturare a Ghezzano

Il Tar annulla le ordinanze che fermarono i lavori in un casolare a San Giuliano Terme.
L’imprenditore: «Chiederò il risarcimento dei danni e valuterò azioni penali»

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PISA. Annullate le ordinanze del Comune con le quali furono bloccati i lavori interni in un rustico frazionato in appartamenti in via Fucini a Ghezzano. Cancellata anche la sanzione di 64mila euro per un rialzo del tetto che il Tribunale amministrativo regionale (Tar) ha riconosciuto essere necessario per la staticità dell’immobile. E ora il proprietario del rustico massacrato dalla burocrazia minaccia azioni legali con una richiesta danni milionaria.
 

Ricorsi accolti. A distanza di oltre cinque anni, l’imprenditore Diego Sodo, titolare della Iniziativa Centro Sud Srl, proprietaria del complesso immobiliare, sembra lasciarsi alle spalle le pastoie fatte di ordinanze, codici e interpretazioni di norme e regolamenti in cui era finito dopo aver iniziato il recupero del casolare.  Il Tar ha accolto i ricorsi della società annullando gli atti con i quali il dirigente dell’ufficio edilizia e ambiente aveva intimato lo stop alla prosecuzione degli interni di ristrutturazione.
«Dopo le vacanze riprenderemo i lavori e faremo azione per danni al Comune. Qualche milione minimo, conti alla mano» anticipa Sodo.
 

Battaglia legale. Il confronto a suon di carte bollate si era incentrato in gran parte sulla realizzabilità di tre scale interne tra piano terra e primo piano.
C’era poi la questione del tetto rialzato di 45 centimetri con un cordolo in cemento armato. Il Comune aveva inflitto all’imprenditore una sanzione di 64mila euro perché non riteneva il rialzo edilizio «giustificato da esigenze di natura antisismica».
 

Sanzione annullata. Un professionista incaricato dal Tribunale amministrativo ha, però, accertato che il rialzo aveva origini di sicurezza statica. E quindi il Tar ha annullato la sanzione.
 

Gli ostacoli rimossi. Le vicissitudini dell’imprenditore napoletano iniziano con l'acquisto di un casale abbandonato nel luglio 2009 per 1,5 milioni di euro.
La società vende sulla carta cinque appartamenti su otto: ma nell'agosto 2012, quando sta per consegnare gli alloggi ha il fermo dei lavori. Il cantiere si blocca per un anno. Il Comune contesta il rialzamento del tetto di 45 cm fatto per rispettare le norme antisismiche ove anche il Genio civile aveva dato il suo ok. Poi è la volta delle tre scale interne che gli uffici non vogliono autorizzare.
Una battaglia sfibrante che arriva al Tar con la sentenza dice in sostanza che lo stop ai lavori era illegittimo perché pronunciato in ritardo rispetto ai tempi previsti e che il rialzo del tetto era regolare.
Anzi, doveva essere fatto per rispettare la normativa antisismica. Quei 64mila euro il privato non doveva pagarli e ora un Tribunale glielo riconosce con una sentenza che annulla la sanzione.
 

Spese e impegni mantenuti. «Anche se ormai la frittata è fatta ed il mercato immobiliare è crollato, e si ha notevole difficoltà a vendere – si sfoga l’imprenditore –. E le rare possibilità sono a prezzi che comportano perdite ingenti. Abbiamo pagato centinaia di migliaia di euro di interessi alle banche; abbiamo avuto bloccati i pagamenti dagli acquirenti; perso proposte di acquisto ora non più perseguibili e danni di tutti i tipi. Siamo riusciti a resistere svendendo proprietà personali costruite in una vita di lavoro, per poter fare fronte agli impegni e non fallire».
 

«Valutazioni di rilievo penale». Commenta amaro l’imprenditore sfinito, ma non piegato dalla burocrazia contro la quale ha vinto una battaglia durata anni: «Il Tribunale amministrativo regionale ha accolto in pieno le nostre tesi difensive e ha condannato il Comune di San Giuliano anche alle spese. Ci sarebbe da domandarsi. E ora chi paga? Il Comune? Ovvero noi».
Incassato il successo al Tar, il proprietario del rustico prepara la reazione verso chi, a suo dire, ha frenato i tempi del cantiere. Aggiunge: «Chiederemo già la prossima settimana il rimborso delle sanzioni pagate per il tetto con relativi interessi. L'azione complessiva di risarcimento la avvieremo fra un mese dopo aver effettuato il conto dei danni e predisposto tutte le carte. Stiamo valutando con i penalisti se ci sono stati fatti di documentabile rilevanza penale da parte degli uffici tecnici».
 

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