Gioco
Defibrillatori “rinviati”, l’ira del cardiologo
Slitta a ottobre l’obbligo dell’apparecchio negli impianti sportivi. Il dottor Cecchini: «Il ritardo causerà morti»
PISA. La proroga della Regione al primo ottobre per installare i defibrillatori nelle palestre «comporterà qualche centinaia di morti». E ne «saranno responsabili almeno morali questi signori che hanno votato per questo ritardo».
È durissimo il commento del cardiologo Maurizio Cecchini, a pochi giorni di distanza dalla pubblicazione sul sito della Regione del comunicato n. 1331 con cui si rende noto che «il consiglio regionale, a maggioranza, modifica la legge regionale n. 22 dell’8 maggio 2013, in vigore. L’obbligo di dotazione dei defibrillatori negli impianti sportivi per non professionisti scatterà dal primo ottobre 2015 e non con il primo gennaio». Non sono bastati, dunque, i 18 mesi che la Regione concesse nella primavera del 2013 per mettersi in regola: meno del 10% degli impianti sportivi regionali si è dotata di un Dae, defibrillatore semiautomatico esterno. E come al solito, invece di sanzionare chi non si è adeguato, arriva la “proroga all’italiana”.
La colpa è anche della giunta regionale, che avrebbe dovuto emanare un regolamento entro novanta giorni, come previsto dalla stessa legge e non l’ha mai fatto. Adesso Cecchini, da anni impegnato sul fronte della prevenzione cardiovascolare, ricostruisce le tragedie (nella pallavolo e nel calcio) che ispirarono le norme: «Dopo la morte di Bovolenta e Morosini l’allora ministro della salute Renato Balduzzi promulgò un decreto che obbligava» gli impianti sportivi di dotarsi di un Dae. Entro sei mesi per i professionisti ed entro domani per «impianti destinati all’utilizzo da parte di associazioni e società sportive e dilettantistiche». Poi il medico presenta un conto: «Sono 70.000 i morti per morte improvvisa in Italia, spesso giovanissimi e durante gare o allenamenti, 200 morti al giorno, uno ogni 7-8 minuti. Negli ultimi 6 anni sui campetti e nelle palestre sono morti 592 ragazzi».
La proroga cosa significa? «È lecito aspettarsi che questa dilazione del termine obbligatorio comporterà qualche centinaia di morti. Questa decisione della Regione è la dimostrazione di ignoranza e menefreghismo». Il cardiologo si domanda «se sarà possibile perseguirli penalmente, in caso di morte improvvisa in qualche palestra non cardioprotetta, o di iniziare una “class action”, ma già il giudizio morale conta». E ricorda che i «signori che hanno votato per questo ritardo sono fra l’altro padri e nonni di ragazzi esposti, come tutti noi, alla morte improvvisa». La conclusione: «Queste persone non sanno di cosa si stia parlando quando si discute di morte improvvisa e, nonostante siano ignoranti della materia, sono autorizzati a legiferare. Che vergogna».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
